Tolta un po’ di polvere dal Quarto Concerto per pianoforte di Beethoven

By | 08/02/2017

In genere, più avanti andiamo nella vita di Beethoven più manoscritti autografi sopravvivono.

Del resto è comprensibile: man mano che diventava famoso, era sempre meno probabile che i manoscritti fossero gettati una volta pubblicato il lavoro.

I concerti per pianoforte, però, rappresentano una curiosa eccezione a questa regola: inaspettatamente (caso deludente e sfortunato) l’ubicazione dell’autografo del quarto concerto rimane sconosciuta.

Ogni nuova edizione del Concerto deve quindi basarsi su due fonti, entrambe supervisionate da Beethoven ma entrambe per certi versi insoddisfacenti: non abbiamo un adeguato sostituto dell’autografo di Beethoven.

Resta soltanto la partitura di un copista con le correzioni di Beethoven, conservata presso la Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna, e la prima edizione delle parti, pubblicata a Vienna nel 1808 e contenente alcune revisioni minori successive alla partitura del copista.

In assenza di nuove informazioni, dunque, è stato sorprendente accorgersi di quante indicazioni e correzioni spurie sopravvivano in tutte le edizioni moderne (urtext comprese) senza alcuna base nelle due fonti autentiche.

Quando la partitura completa fu finalmente pubblicata, nel 1861, conteneva centinaia di aggiunte che solo gradualmente sarebbero state rimosse dalle edizioni successive.

Molte sono sorprendentemente sopravvissute fino ad oggi.

È stato quindi appagante rimuovere quest’ultimo strato di polvere e tornare a ciò che le fonti originali ci hanno genuinamente tramandato.

Nel primo movimento, alla grande ripresa del tema di apertura, introdotto così splendidamente dai due corni, il solista entra immediatamente sul battere con un tonante Sol di tre ottave, che riafferma in modo eroico il tema principale.

Questo primo Sol è sempre mancato sulle parti del solista, dal momento che sulla partitura del copista la parola Solo fu scritta leggermente troppo a destra – forse si pensò che i Sol fossero semplicemente parte della precedente guida.

Ma c’è un dato evidente che, aggiunto all’equazione, non lascia dubbi sul fatto che questi appartengano alla parte del solista, aumentando grandemente la drammaticità dell’entrata e creando una felice eco con l’ingresso degli archi cinque battute dopo.

Nel tempo lento, tutte le partiture moderne sono state stampate con un errore nel misterioso passaggio in cui il pianoforte toglie il delicato “una corda” e parla con la pienezza delle “tre corde”.

Questo effetto (come il crescendo che lo accompagna) non deve iniziare fino al terzo dei tre trilli, quello sul Do.

Il Rondo presenta per quattro battute, appena prima del secondo soggetto, una nota inattesa che fino ad oggi è sempre stata ritoccata, ma che in realtà ha stretti equivalenti in opere di Haydn e Mozart (anche queste spesso “aggiustate” editorialmente).

Beethoven Del Mar concerto 4

Abbiamo restaurato ciò che Beethoven ha scritto, sicuri che se avesse voluto un doppio diesis, non lo avrebbe omesso in tutte e quattro le battute.

 

– Jonathan Del Mar –

Partitura, apparato critico e materiali d’orchestra dell’edizione del Quarto Concerto di Beethoven curata da Jonathan Del Mar (2014) sono disponibili sul sito ufficiale delle edizioni Bärenreiter.

La versione inglese di questo articolo è pubblicata su www.takte-online.de

Jjonathan del maronathan Del Mar, inglese, classe 1951, è tra i massimi esperti nel campo delle fonti beethoveniane. Ha curato per Bärenreiter quella che ad oggi è l’edizione urtext di riferimento delle nove Sinfonie.

 

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