Edizioni a confronto: un caso studio dalla Prima Sinfonia

By | 02/09/2016

L’altro giorno sul nostro gruppo Facebook di approfondimento parlavamo di un caso estremamente interessante (e controverso) nel Finale della Prima Sinfonia – batt.246:

Breitkopf 1862

L’esempio che vedi è tratto dall’edizione Breitkopf & Härtel del 1862, per decenni testo di riferimento dell’op.21 ancora oggi adottato dagli interpreti più conservatori.

L’improvviso f sul battere ti è familiare, vero?

Quasi tutte le edizioni successive ripropongono il passo esattamente in questo modo (compresa la rinomata Peters del 1985) e così viene solitamente eseguito da ormai un secolo e mezzo.

Ma siamo sicuri che sia proprio ciò che Beethoven aveva in mente?

L’intuizione di Weingartner

Scriveva nel 1907 il direttore d’orchestra austriaco Felix Weingartner, successore di Mahler alla Staatsoper di Vienna:

Questo ingresso del forte sulla penultima nota del tema, che riceve così un’improvvisa e abbastanza inspiegabile scossa, mi porta a credere ad una svista del compositore. Penso quindi che potremmo azzardare la seguente alterazione del testo, in linea, mi sembra, con l’intenzione di Beethoven:

Weingartner Prima Sinfonia

Ecco al min.19:47 la realizzazione pratica di questa soluzione:

Il dubbio di Weingartner è legittimo, ma le cose non stanno esattamente come pensava…

 

La parola alle fonti

Della Prima Sinfonia non si è conservata nessuna fonte manoscritta:

  • niente schizzi preparatori
  • niente partitura autografa
  • niente copie corrette

Apparentemente (tra un istante capirai perché ho usato questa parola) le fonti che possono essere prese in considerazione sono tre:

  1. la prima edizione delle parti staccate, Hoffmeister & Künel 1801
  2. la prima edizione della partitura, Cianchettini & Sperati 1809
  3. la prima edizione tedesca della partitura, Simrock 1822

Anche se alcuni stimati musicologi le hanno reputate di pari importanza (penso ad esempio a Peter Hauschild, curatore della Peters del 1985) in realtà solo la Hoffmeister del 1801 può essere ritenuta autentica.

Nessuna delle altre è infatti riconducibile a Beethoven: il compositore non le ha in alcun modo supervisionate, come già segnalava Armin Raab nella sua edizione del 1995:

“L’unica fonte per la Prima Sinfonia di Beethoven è l’edizione originale, un set di parti pubblicato da Hoffmeister & Comp. a Lipsia, nel novembre 1801.”

L’unico documento su cui possiamo basarci per risalire alle indicazioni originali di Beethoven e scoprire la versione corretta del passo di batt.246 sono dunque le parti di Hoffmeister (lastra n.64).

Ma c’è un problema…

L’edizione di Hoffmeister (“P” nella citazione seguente) è letteralmente piena di errori:

“Il grado di errori in P è talmente alto che alcune caratteristiche essenziali del testo … sono in molti casi completamente oscurate.

… Possiamo dire che in P solo le pure e semplici note sono più o meno corrette.

Troviamo un significativo numero di dinamiche omesse o poste nella battuta sbagliata, legature mancanti o anche aggiunte in modo abbastanza gratuito, errori davvero vistosi, come p invece di f, legato al posto di stacc. …”

Jonathan Del Mar (1997)

Vedremo tra poco come affrontare questo problema, ma prima osserviamo cosa c’è effettivamente a batt.246 della nostra fonte:

Prima Sinfonia

Questa è la parte dei violini I, e riporta il f non sul battere come siamo abituati a vedere, ma a metà battuta (una caratteristica frequente in P è indicare le dinamiche appena prima della nota a cui si riferiscono).

Anche al flauto I è lo stesso, mentre gli altri strumenti hanno il sul battere.

Chi ha preparato le lastre per la partitura Cianchettini del 1809 deve aver pensato ad un errore di P (o letto male – apparentemente il f sembra sotto al Mi) e anticipato quindi l’indicazione, uniformando le dinamiche:

Cianchettini Beethoven 1

Ma c’è un dettaglio, importantissimo, di cui né lui né le edizioni successive hanno tenuto conto…

Una o due edizioni originali?

Se diamo un’occhiata più attenta alla parte del violino I, a battuta 166 (il passo è simile a quello che stiamo analizzando) troviamo qualcosa di molto interessante:

Beethoven Sinfonia 1

Come puoi notare, a 166 è presente un f con un carattere di stampa diverso dagli altri.

Cosa significa?

Che è stato aggiunto alle lastre solo in un secondo momento.

Ora, come segnala Raab, esistono almeno due diverse edizioni di P:

  1. La prima stampa delle parti, che Clive Brown data Novembre 1801 (d’ora in avanti ES1)
  2. La seconda stampa, Dicembre 1801 – Gennaio 1802 (ES2)

Eccoti appunto lo “stemma” (una sorta di albero genealogico delle fonti, tipico della filologia letteraria) che Brown acclude nella sua edizione della Prima Sinfonia (2004):

Stemma Clive Brown

Senza entrare troppo nel dettaglio, ciò che ci interessa qui è che, dopo aver visionato ES1, Beethoven chiese alcuni interventi correttivi, tra cui il che compare a 166.

Il problema, però, è che a 166 quel f non ha francamente molto senso.

Considerata la mole di errori di P, siamo sicuri che sia proprio quello il suo posto?

E se non lo è…

A cosa si riferisce veramente la correzione di Beethoven?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo tener presente che in ES1 c’era, lo abbiamo visto, un f a metà di 246:

Batt-246

Presumibilmente l’indicazione avrebbe però dovuto trovarsi sul Sol e non sul Do, in accordo con le altre occorrenze del tema.

Beethoven deve quindi aver chiesto a Hoffmeister di correggere quel punto, mettendo il f sotto al Sol.

L’incisore potrebbe però aver confuso tra loro le battute 166 e 246, praticamente identiche, andando ad aggiungere sì un f sotto al Sol, ma nella battuta sbagliata – a 166:

246

Come scrive Del Mar:

“Il isolato non può che essere rigettato come un errore; probabile confusione con 246.”

Se questa ipotesi è corretta, allora abbiamo alcune conclusioni da trarre:

  • Il f di 166 va rimosso
  • Quello di 246 va spostato sul terzultimo sedicesimo

Ma come comportarsi con gli altri segni dinamici della battuta?

Lo spostamento del sul terzultimo sedicesimo vale solo per fl. e vl. I o anche per gli altri strumenti?

Le possibilità sono due…

(1) Si spostano in modo uniforme tutte le indicazioni in corrispondenza del dei vl.I, come fanno sia Raab che Brown, per evitare “discrepanze”:

Raab_246

(2) Si lasciano dove sono, sul battere, tutte le altre indicazioni, come scelto (a mio avviso correttamente) da Del Mar:

Del Mar_Prima Sinfonia

La scelta di Raab e Brown è assolutamente legittima; personalmente propendo tuttavia per la seconda soluzione, dal momento che non ci sono ragioni vincolanti per intervenire ulteriormente sul testo uniformando le dinamiche.

Come nota Del Mar:

Questo apparente conflitto di dinamiche potrebbe oggi sembrare bizzarro; ma non è in alcun modo estraneo allo stile del tardo XVIII secolo (in Mozart si trovano esempi simili) ed esecuzioni “leggere” su strumenti d’epoca mostrano che l’effetto è , in realtà, assolutamente naturale.

A questo punto sarai curioso di ascoltare la soluzione qui proposta.

Ti lascio dunque alla registrazione di Sir Simon Rattle, tra i pochissimi ad averla adottata.

Nel video in basso al min. 4:33

 

– Gabriele Riccobono –

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