Come interpretare il “Come sopra” nella Sonata op.90

By | 16/05/2016

Sono felicissimo di tornare ad ospitare qui sulle pagine del blog il Dr. Norbert Gertsch, direttore editoriale della Henle Verlag grande esperto dei problemi di cui ci occupiamo su questo blog.

Nell’articolo di oggi Norbert ci introduce ad un problema controverso: che significato ha veramente l’indicazione “come sopra” nel primo movimento dell’op.90?

La parola al nostro ospite…

‘COME SOPRA’ – CHIARO! ANZI NO…

L’autografo della sonata per pianoforte op.90 di Beethoven, da alcuni anni digitalizzato e consultabile online, fa parte della splendida collezione del Beethoven-Haus di Bonn.

Nonostante rispetto a molti altri manoscritti beethoveniani sia di relativamente semplice decifrazione, basta una rapida occhiata per dubitare di trovarsi davanti ad un lavoro effettivamente “compiuto”.

Se per esempio apriamo il manoscritto a pagina 8, notiamo che nel sistema più in basso Beethoven si è limitato, per le misure successive alla prima, ad un semplice abbozzo:

come sopra

Stiamo parlando del modello per la stampa – il manoscritto su cui l’incisore della prima edizione si è basato per la realizzazione delle lastre. Come si è giunti, dunque, alla conclusione che vedi qui sotto?

Beethoven op.90

La soluzione dell’enigma sta evidentemente nel “come sopra”, segnato da Beethoven per indicare all’incisore il riferimento al passaggio analogo all’inizio del primo movimento.

In modo un po’ ambiguo, però.

Già nella prima edizione della Sonata, come in buona parte di quelle stampate successivamente fino ai nostri giorni, il “come sopra” è stato interpretato in modi alquanto diversi…

Il dubbio riguarda il levare del tema

Osserviamo più da vicino quello che succede tra l’ultima battuta dello sviluppo e la prima della ripresa, rispettivamente sull’autografo e sulla prima edizione:

autografo op.90

Prima Edizione op.90

L’incisore ha riportato l’ultima battuta dello sviluppo, incluso il levare del tema, come da manoscritto, e applicato il “come sopra” solo a partire dalla prima battuta della ripresa.

Inoltre ha implementato le correzioni a matita che “qualcuno” ha aggiunto al manoscritto: il Sol del levare diventa così una croma, seguita da una pausa dello stesso valore (indicata da un segno di non semplicissima identificazione che copre entrambi i righi).

Il levare della mano sinistra rimane quindi di un quarto – abbastanza curiosamente, se riteniamo che la pausa di ottavo vada effettivamente riferita a entrambi i righi.

La correzione in ottavo della mano sinistra potrebbe in quel caso essere stata dimenticata, e l’incisore non aver compreso l’intenzione sottesa. Avremmo quindi:

Casella op.90

[edizione di Alfredo Casella]

Se molte edizioni moderne, come la ABRSM attualmente in stampa, seguono questa lettura, altrettante pubblicazioni storiche (Schenker, Schnabel, Tovey) si mantengono invece aderenti al testo della prima edizione.

Ma è veramente la transizione alla ripresa che Beethoven intendeva?

E se in realtà l’indicazione “come sopra” sul manoscritto andasse interpretata in un altro modo?

Ebbene, è quello che suggerisce uno dei nobili contemporanei di Beethoven, il suo allievo e mecenate Arciduca Rodolfo d’Austria.

Rodolfo fu per un periodo in possesso dell’autografo dell’op.90, e quando Beethoven ne ebbe bisogno per l’incisione delle lastre della prima edizione, l’allievo ne copiò la parte per uso personale e la conservò nella sua biblioteca.

Il modo in cui Rodolfo ha inteso il “come sopra” della ripresa è lo stesso della nostra edizione Henle [a cura di Bertha Wallner]:

Henle op.90

Anche il curatore della rinomata Wiener Urtext era arrivato alle stesse conclusioni.

Due edizioni Urtext, quindi, che fanno una scelta contraria a quella della prima edizione, le cui bozze furono ripetutamente corrette da Beethoven e che per questo vengono generalmente considerate le depositarie delle sue “ultime volontà”.

Sappiamo, è vero, che il compositore fu un correttore di bozze alquanto mediocre – ma al punto di trascurare un “errore” così evidente?

Per considerare realistica questa ipotesi servono delle valide ragioni, e non è facile trovarle

Ci sono tuttalpiù due indizi:

(1) Osservando queste due battute sul manoscritto autografo, il colore dell’inchiostro e lo spessore del pennino mostrano un cambiamento della grafia SUL levare.

Prima l’inchiostro è più scuro, e il pennino è più grande o utilizzato con maggiore pressione.

Il flusso della scrittura è interrotto prima del levare, cosa che potrebbe sottendere un significato musicale.

Da ciò potremmo concludere che il “come sopra” valga già per il levare, e questo è il modo in cui deve aver ragionato l’Arciduca Rodolfo (che non fu “distratto” dalle aggiunte a matita, forse più tarde – vedi punto 2).

(2) Le aggiunte a matita sul levare, attribuite a Beethoven, sono felicemente citate come prova della fondatezza della lettura di Casella (vedi sopra).

Dato che il compositore ha evidentemente rivisto il passo (così continua il ragionamento) è questa la sua interpretazione, è questo che ha voluto.

Fonti autorevoli, tuttavia, dubitano che l’aggiunta a matita sia di Beethoven – potrebbe infatti essere dell’impiegato della casa editrice, Antonio Diabelli, che pure lesse le bozze dell’edizione originale.

Michael Ladenburger, conservatore del Beethoven-Haus e curatore dell’edizione facsimile dell’autografo pubblicata dall’editore locale (1993), propende ad esempio per questa ipotesi.

È chiaro che se davvero l’autore delle aggiunte non fu il compositore, la tesi di una correzione fatta in un secondo momento collassa.

Questi due indizi sono sufficienti per rigettare la resa, apparentemente autorizzata, della prima edizione?

Murray Perahia ed io ne dubitiamo (ed è per questo che stiamo rivedendo l’edizione Henle).

Presumibilmente la questione non è risolvibile con considerazioni puramente musicali. Wilhelm Kempff suona sul levare l’accordo pieno, Claudio Arrau solo la terza Mi-Sol, ed entrambe le interpretazioni sembrano convincenti.

 

– Norbert Gertsch –

Il Dr. Norbert Gertsch è autore di alcuni importanti contributi alla ricerca beethoveniana contemporanea, a partire dal nuovo catalogo completo delle opere di Beethoven. Trovi tutte le sue edizioni su www.henle.de

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