“Errori – errori…!” La nuova edizione del Quinto concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven

By | 13/12/2016

schloesserL’Imperatore costituisce l’esito più alto della produzione concertistica di Beethoven, e i problemi testuali che presenta sono in proporzione i più complessi.

Anche se la partitura era già stata promessa alla casa editrice Breitkopf & Härtel di Lipsia, l’accordo non escludeva offerte provenienti da altri Paesi.

Così, una visita al compositore da parte dell’editore in Londra Muzio Clementi poté concretizzarsi nell’edizione inglese del concerto già nel novembre 1810, pochi mesi prima dell’uscita della Breitkopf.

Questa di Clementi è dunque, a rigore, la prima edizione.

Tuttavia, finché non venne pubblicato da Breitkopf, il lavoro rimase un work in progress sulla scrivania di Beethoven, e continuò ad essere sviluppato.

Quanto pubblicò Clementi è quindi da molti punti di vista meno autorevole del lavoro di Breitkopf, giustamente ritenuto la versione definitiva.

Eppure, per altri aspetti minori, quella di Clementi resta l’unica edizione corretta – visti gli errori, ancora oggi mantenuti, che si insinuarono in quella di Lipsia.

Il lavoro di Breitkopf causò in effetti una tra le più famose sfuriate di Beethoven, che lamentò aspramente il numero di errori scrivendo all’editore nel maggio 1811:

“Errori – errori – Lei stesso è un errore unico al mondo”

e insistette per una ristampa corretta.

Beethoven deve aver bombardato la Breitkopf con una serie di liste di correzioni – ne è sopravvissuta una (oggi parte della Juilliard Manuscript Collection, New York) che autentica molte delle correzioni fatte alla parte solistica nella Breitkopf revisionata.

Anche tutte le parti d’orchestra furono corrette e ristampate, senza dubbio sulla base di liste analoghe approntate dal compositore.

Allo stesso tempo Beethoven introdusse alcuni piccoli cambiamenti (come la nuova indicazione agogica per il Finale) per i quali, francamente, è più facile parlare di revisioni che di semplici correzioni.

Il quadro delle fonti, ognuna delle quali riporta un testo diverso, è quindi abbastanza complesso.

La partitura autografa sopravvive alla Staatsbibliothek di Berlino e, dal momento che anche Clementi ritenne di dover fare qualche correzione, di entrambe le “prime” edizioni esistono due stampe.

Esaminando e valutando tutte queste fonti, ciò che ovviamente è cruciale è capire quali discrepanze derivino da revisioni e correzioni dello stesso Beethoven, e quali siano invece dovute a errori.

Sorprendentemente è comunque l’autografo che, per quanto più volte passato a setaccio per nuove edizioni, continua ad essere la fonte più fruttuosa di nuove scoperte.

Nonostante due recenti “urtext”, più di una dozzina di note nelle parti orchestrali sono arrivate sbagliate fino a oggi, mentre nella parte solistica una nota è stata corretta, e una integrata.

Un’indicazione che Beethoven diede sull’autografo fu osservata da Clementi, ma da allora rimane ignorata.

Nel Rondo è chiesta una soluzione leggermente diversa per accompagnare la prima riapparizione della frase di apertura: invece dei tre accordi pizzicati, gli archi stavolta tacciono, preparando così la loro sommessa eco al pulsante motivo del pianoforte.

 

– Jonathan Del Mar –

Partitura, apparato critico e materiali d’orchestra dell’edizione del Quinto Concerto di Beethoven curata da Jonathan Del Mar (2015) sono disponibili sul sito ufficiale delle edizioni Bärenreiter.

La versione inglese di questo articolo è pubblicata su www.takte-online.de

Jjonathan del maronathan Del Mar è da molti considerato  il massimo esperto mondiale nel campo delle fonti beethoveniane. Inglese, classe 1951, è autore per Bärenreiter di un’edizione critica delle Sinfonie di Beethoven che ha letteralmente rivoluzionato l’interpretazione beethoveniana degli ultimi vent’anni.

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