Cos’è una Urtext? Intervista a Jonathan Del Mar

By | 28/10/2017

Nel concerto di musica da camera dell’11 febbraio 1816, in cui sedeva al pianoforte alla presenza dell’autore, Czerny si prese alcune libertà durante l’esecuzione del quintetto op.16 e Beethoven lo rimproverò di fronte agli altri colleghi.

Si legge nella lettera a Czerny del giorno seguente:

“(…) Ieri ho dato in escandescenza, sono veramente dispiaciuto che sia successo, ma deve perdonare un autore che preferisce ascoltare l’opera come lui l’ha scritta, indipendentemente da quanto bene lei l’abbia suonata.”

Ora, se Beethoven è, come dice, un compositore che “preferisce ascoltare l’opera come lui l’ha scritta”, un musicista potrebbe chiedersi: “nella mia edizione trovo davvero ciò che lui ha scritto?”

Per rispondere a questa domanda, pubblichiamo oggi un’intervista a Jonathan Del Mar gentilmente messaci a disposizione dagli amici della Bärenreiter…

Perché abbiamo bisogno di un’edizione Urtext?

[JDM] “Beh, vuoi suonare le note scritte dal compositore, e non quelle sbagliate che sono state introdotte per errore, giusto?”

Quindi è questo che è una Urtext? Semplicemente “le note scritte dal compositore”?

[JDM] “No, non è così semplice.

Vedi, capita spesso che il compositore abbia dei ripensamenti. Lui cambia idea, ma il suo manoscritto è già dall’editore! Allora cosa fa? Chiede all’editore una bozza da correggere, e lì riporta le sue nuove decisioni.

Così, se osserviamo che la prima edizione pubblicata ha qualcosa di completamente diverso da ciò che si trova sull’autografo, questo quasi certamente indica che c’è stata una revisione del compositore nelle ultime bozze.

È vero al contempo che dall’autografo possiamo imparare ancora molto: i revisori spesso approntano le loro edizioni lavorando su pessime fotocopie, in cui un granello nella carta o un punto di rilegatura appaiono esattamente come un segno di staccato.

Qualche volta succede che osservi una copia stampata da un microfilm, e la nota è Fa; ma poi guardi l’originale e… sorpresa! quella nota è chiaramente un Sol.

Nessuno sa spiegare come ciò accada, ma accade. E questo significa che per quegli studiosi  che si assumono l’onere di lavorare sui manoscritti originali, ci sono ancora scoperte da fare.

Allora come possiamo definire un’edizione Urtext?

[JDM] “Un’edizione che esamini in modo accurato ed esaustivo tutte le fonti originali, in modo da presentare il testo che, applicando tutte le competenze di cui si è capaci, si avvicini il più possibile alle intenzioni finali del compositore.”

Cosa si intende per “fonti originali”?

[JDM] “Ogni cosa su cui il compositore ha avuto qualche tipo di controllo. Dunque, non solo il suo manoscritto originale, ma anche

  • ogni partitura di un copista che lui abbia corretto
  • prime edizioni di cui sappiamo che rivide le bozze
  • lettere agli editori dove si discuta del lavoro

È rilevante tutto ciò su cui il compositore ha esercitato un’influenza diretta.

A volte in realtà può significare anche più di questo.

Prendiamo per esempio un set di parti manoscritte che il compositore ha usato per l’esecuzione, dicendo all’orchestra quali correzioni fare. Così, gli esecutori inseriscono quelle correzioni nelle loro parti, direttamente dalla voce del compositore.

Ora, poniamo che quelle parti vengano usate come modello per la stampa della prima edizione.

Le parti manoscritte sono a quel punto gettate via, e tutto quel che ci rimane sono quelle a stampa della prima edizione; ma siccome esse derivano da importanti, cruciali parti manoscritte corrette dal compositore durante le prove, quelle della prima edizione diventano una fonte autentica essenziale.”

Perché abbiamo bisogno di nuove edizioni?

[JDM] “Una ragione evidente si ha quando un manoscritto, ritenuto perso, torna alla luce.

Questo è in particolare il caso di molti brani di Mozart, Beethoven, Schubert e Mendelssohn i cui autografi si trovavano alla biblioteca di Berlino; durante la guerra furono conservati al sicuro, ma sfortunatamente dopo gli sconvolgimenti della guerra nessuno ricordava dove fossero.

Così, tutti questi manoscritti furono dati per persi fino al 1977, quando riemersero in Polonia.

Ma nel frattempo erano state pubblicate moltissime edizioni ritenute autorevoli. Ora devono essere tutte rifatte!

E le case d’asta sono liete di garantire che non ce ne dimentichiamo: alcuni manoscritti sono in mani private, e gli studiosi non vi hanno accesso. Spesso capita che qualcuno venga messo all’asta, e allora, se siamo fortunati, possiamo dar loro una rapida occhiata.

Se siamo ancora più fortunati, potrebbero essere acquistati da istituzioni pubbliche e quindi resi disponibili agli studiosi.

In quel caso, naturalmente, verranno usati per una nuova edizione.

Un’altra ragione per cui le edizioni più datate, comprese le “Urtext”, vengono sostituite dalle più recenti è che, dispiace dirlo, non tutti i revisori sono bravi nel proprio lavoro quanto altri.

  • Fanno errori
  • fanno deduzioni idiote che ogni musicista è in grado di riconoscere come sbagliate
  • si lasciano sfuggire, più semplicemente, cose che sono invece evidenti osservando con attenzione il manoscritto
  • e decidono che questa o quella fonte non valga la pena di essere esaminata, mentre un altro studioso può dirti esattamente perché, al contrario, è di importanza cruciale.

Così arriva un altro revisore, mostra tutti gli errori e i fraintendimenti dell’edizione (o delle edizioni) precedenti e, con un po’ di fortuna, dimostra il suo punto di vista, e che la sua edizione merita di essere adottata al posto delle precedenti che si sono macchiate di fraintendimenti, errori di valutazione e omissioni.”

Che beneficio possono trarre i musicisti dalle Urtext?

[JDM] “Mi dispiace dirlo, ma dipende da che edizione Urtext si tratta.

Alcune sono fatte talmente male, con una comprensione così scarsa della musica o delle consuetudini con cui la musica fu scritta, da risultare dannose e pericolose – meglio allora l’edizione originale.

Certo, potrebbe presentare degli errori, ma almeno lì puoi riconoscerne uno palese e correggerlo.

Invece, se un revisore sconsiderato commenta che sì, la nota nella prima edizione è un La, ma che si tratta di un errore “evidente” al posto di un Sol, il povero musicista probabilmente sarà portato dal peso della sua (apparente) autorevolezza a suonare Sol – quando in realtà il compositore potrebbe aver davvero voluto un La, per quanto inaspettato (dal revisore).

Ma con un po’ di fortuna le edizioni Urtext avranno almeno un apparato critico.

Alcune non ti danno neppure questo: si suppone che tu debba confidare nel fatto che il musicologo abbia un giudizio impeccabile e sia un eccellente correttore di bozze, e che ogni nota sbagliata (magari un errore di stampa) vada presa, fidandosi, per la nuova nota autentica.

Questo naturalmente richiede un atto di fede spesso immotivato, ingiustificato.

Dunque, il minimo che l’acquirente dovrebbe aspettarsi, prima di tirar fuori il denaro per una nuova Urtext, è un apparato critico che spieghi le scelte del curatore.

Se c’è, è comunque impossibile generalizzare – ovvero, stabilire se l’edizione è buona oppure no.

L’unica speranza è chiedere ad altri musicisti se hanno avuto esperienza di edizioni di quel compositore con quella casa editrice; sembrano convincenti?

Se è troppo difficile, allora non si può che avvisare che una Urtext dovrebbe aver analizzato le fonti attentamente, fatto i propri “compiti a casa” in modo responsabile, e fornito un testo accurato, correggendo gli errori delle edizioni precedenti.

Con un po’ di fortuna, potresti scoprire che lo ha fatto.

Quantomeno, sarà chiaramente leggibile e su carta, nuova, buona e robusta, così potrai mettere arcate e diteggiature senza bucarla.”


Un grazie come sempre a Jonathan Del Mar e agli amici della Bärenreiter, con una menzione speciale per Johannes Mundry.

La versione inglese dell’intervista è disponibile su: https://www.baerenreiter.com

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