Sul ritornello della Patetica Rosen sbagliava: il Grave non va ripetuto. Ecco perché

È corretto, come va di moda in certi ambienti, ritornellare l’esposizione della Patetica ripetendo anche il Grave introduttivo?

Mentre l’altro giorno riascoltavo un’esecuzione di Zimerman, nota appunto per questa particolarità (video sotto al min. 3:24)

la mia attenzione è finita per caso su uno dei commenti su YouTube:

“Se ripete l’esposizione dal Grave, deve esserci una valida ragione…”

Zimerman Comment

Sull’edizione originale della Sonata (unica fonte sicuramente riconducibile a Beethoven) il ritornello inizia però dall’Allegro – come del resto sembra sapere anche chi ripete il Grave.

Come Sir Andras Schiff, che scrive:

“Seguendo Rudolf Serkin e Charles Rosen, ripropongo anche il Grave nella ripetizione dell’esposizione. Penso che ciò rispetti la volontà di Beethoven, anche se nella prima edizione la ripetizione riguarda solo l’Allegro; l’autografo purtroppo è andato perduto.”

Deve allora esserci un altro motivo che porta a prendere questa decisione, viene da pensare.

E di cosa si tratta ce lo lascia intendere Rosen nel suo Beethoven’s Piano Sonatas:

“Si è sostenuto che la ripetizione dell’esposizione  del primo movimento debba comprendere anche il Grave introduttivo, e Rudolf Serkin lo eseguiva così.

Non possiamo risolvere la questione consultando il manoscritto perché è andato perduto.

Nella prima edizione, l’attacco dell’ Allegro molto e con brio è preceduto dalla doppia linea verticale con i puntini, che normalmente indica una ripetizione: stranamente, però, qui i puntini non sono i consueti due, bensì quattro. Questo ha un significato?”

In effetti l’edizione originale (Hoffmeister, 1799) riporta appunto il segno di ripetizione con quattro punti anziché due:

Op.13 Hoffmeister

[Vienna, Österreichischen Nationalbibliothek – S.H. Beethoven 56]

Il problema è che, a differenza di quello che credeva il musicologo americano, la cosa non è affatto “strana” e, soprattutto, non indica l’inclusione del Grave nel ritornello…

L’errore di Rosen

È vero, sugli autografi di Beethoven riscontriamo solitamente una grafia con due soli punti – con qualche rara eccezione (la cui autenticità va tuttavia messa al vaglio), come nel terzo tempo dell’op.109:

op.109 Ritornello

[Washington, Library of Congress]

Tuttavia, i copisti e gli editori dell’epoca la riportavano indifferentemente con due, tre o quattro punti.  Così si legge ad esempio nelle Sonate WoO47, edite da Bossler nel 1783:

Beethoven_woo47_ritornello

Prendiamo poi il caso dell’ Allegro finale nella Quinta Sinfonia. Nella copia delle parti preparata da Klumpar nel 1808, oggi conservata a Praga, troviamo al Flauto I:

Klumpar

Stesso segno con quattro punti compare nelle edizioni originali delle Sonate op.2 n.2 (Artaria, 1796) o dell’op.14 n.1 (Mollo, 1799), solo per fare altri due esempi:

Op.2 n.2 e Op.14n

Tutto questo indica chiaramente che ci troviamo davanti a una semplice variante grafica dello stesso segno.

A chi mai verrebbe in mente di includere nel ritornello della Quinta o dell’op.14 anche la prima battuta?

Ancora più eloquente è il finale della sinfonia in Do maggiore, che come la Patetica presenta un’introduzione lenta prima del segno di ripetizione.

Ecco la parte dei bassi nella seconda stampa della prima edizione (Bureau de Musique, 1801):

Sinfonia 1 ritornello

[Londra, Royal College of Music]

I ritornelli con quattro (o più) punti sono in effetti presenti almeno dal primo Settecento; in Musicalischer Trichter (1706) di Fuhrmann, un allievo di Buxtehude portato alla mia attenzione dall’amico Sergio Mirabelli, si trova ad esempio:

Trattato_Fuhrmann

O ancora, nella Sinfonia in Mi maggiore di Giuseppe Sarti:

giuseppe-sarti

Per concludere, non ci sono ragioni fondate, mi sembra, per ipotizzare un significato diverso di quanto indicato sull’edizione Hoffmeister.

Abbiamo invece alcuni motivi per considerare non autentica la scelta di ripetere il Grave.

Due motivi documentati per non ritornellare il Grave

(1) Una recensione della Patetica datata 6 agosto 1807 riporta:

“Grand Sonate Pathétique pour le Clavecin ou Piano-forte (..) La Sonata è in do minore e comincia con un Grave dal carattere sublime che risolve in un infuocato Allegro di molto. Il Grave ritorna due volte e solo per poche battute“.

L’anonimo cronista del Zeitung für die elegante Welt ci conferma dunque che nelle esecuzioni dell’epoca il Grave veniva eseguito

  • solo due volte (non tre, come succederebbe includendolo nel ritornello)
  • solo per poche battute (gli interventi di batt.133 e 295)

(2) Sulle lastre per l’edizione Hoffmeister il ritornello fu evidentemente aggiunto in un secondo momento, come si deduce dallo spazio inappropriato riservatogli dall’incisore (vedi sopra).

Anche se l’autografo è andato perso, sulla base di ciò che conosciamo delle prassi editoriali dell’epoca possiamo ipotizzare che la prima edizione fu il punto di arrivo di un processo in quattro fasi:

Processo editoriale

(A) Manoscritto Autografo di Beethoven

(C) Copia per l’editore

(L) Incisione delle Lastre

(S) Stampa (edizione originale: Hoffmeister 1799)

L’esistenza di (C) nel nostro caso è solo presunta, dato che lo stesso autografo potrebbe essere servito direttamente come “base” per l’incisione (Stichvorlage).

Ora, come dicevo, nella prima versione delle lastre il ritornello non compariva: venne aggiunto nel poco spazio rimanente solo in una seconda fase, prima di andare in stampa.

Beethoven deve aver chiesto la correzione all’ultimo momento, cosa che non era per nulla insolita nel suo modo di lavorare – se ricordi avevamo già parlato di un caso simile a proposito della Quinta Sinfonia.

Perché?

Se Beethoven si è preso la briga di suggerire la correzione nonostante le lastre fossero già pronte, è probabile che volesse prevenire i possibili fraintendimenti causati dall’inusuale ritorno del Grave a b.133 e 295?

Come a dire “Occhio che la ripetizione comincia qui e non dall’inizio!”

È possibile, ma ciò di cui siamo sicuri sulla base delle fonti attualmente note è che l’aggiunta è definitiva, e che il ritornello inizia dall’Allegro.

Riassumendo:

  • I quattro puntini della prima edizione sono una semplice (e normale) variante grafica: il segno indica di ritornellare solo l’Allegro
  • La recensione del 1807 esclude la ripetizione del Grave
  • L’inserimento del ritornello sulle lastre già pronte suggerisce un’aggiunta del compositore, per quanto ne sappiamo mai revocata

Allo stato attuale non emerge dunque alcun motivo fondato per includere il Grave nella ripetizione della prima parte.

 

– Gabriele Riccobono –

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4 thoughts on “Sul ritornello della Patetica Rosen sbagliava: il Grave non va ripetuto. Ecco perché

  1. Luca

    Considerando la forma-sonata, il ritornello dal grave non sarebbe un errore strutturale?

    Reply
    1. Gabriele Riccobono Post author

      Ciao Luca!

      Sai, con l’estetica (e discipline affini) mi sembra sempre di avere il carro davanti ai buoi: invece di osservare i dati e poi interpretare, si finisce per fare il contrario…

      Nel nostro caso vediamo che non esistono elementi concreti per ripetere il Grave (non più di quelli che ci sono per dire che i corvi sono bianchi, almeno) per cui la questione si risolve da sé.

      Che poi questo risultato concordi con quello di ragionamenti estetici e formali… meglio ancora 😉

      Reply

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