Da Nikisch a Saint-Saëns: ineguaglianze ritmiche in registrazioni beethoveniane del primo ‘900

By | 07/06/2018

Varie fonti storiche descrivono la possibilità, in determinati contesti, di eseguire le note in modo leggermente ineguale.

Scrive ad esempio Johann Joachim Quantz nel suo Versuch (capitolo 17, nella sezione dedicata ai violinisti di ripieno, “Ripien-Violinisten“):

“Se delle semicrome come quelle nella Tav. XX fig.21 [vedi sotto] sono da suonare elegantemente in un tempo lento, la prima di ogni due deve sempre essere più pesante, sia in durata che in intensità; e qui il Si sul terzo tempo deve essere quasi come se fosse puntato.”

Quantz, ineguaglianze

In un passo dei Solfeggi pour la flûte traversière, lo stesso autore specifica che note in contesti analoghi a quelli dell’esempio precedente possono essere suonate “ineguali, ma senza risultare puntate”.

Su tali inégalites troviamo riferimenti anche molto più recenti, ad esempio nel Méthode di Charles-Auguste de Bériot (1858; parte terza, pag.211):

Beriot, inégalites

“In una musica molto delicata, i compositori non marcano sempre le note lunghe e le brevi per paura che il canto prenda un’espressione troppo ritmata.

Lasciano in questi casi al cantante la cura di sillabare con quella infinita delicatezza che dà charme.

Così per esempio se declamassimo con un’assoluta eguaglianza le due crome che iniziano ogni misura della seguente Romanza, la nostra dizione sarebbe piatta e scolorita [décolorée].

Tuttavia se l’autore avesse scritto queste due note come note puntate, questo canto soave avrebbe assunto un colore troppo convulso [saccadée] poco in relazione col sentimento che esprime.

È qui che è necessario un termine medio che solo il sentimento può comprendere; nessun segno può esprimerlo.

È sufficiente che la 1ª croma sia un po’ più lunga della 2ª e che il piccolo intervallo che le separa sia pressoché impercettibile.”

La stessa prassi è ben testimoniata ancora a inizio Novecento in alcune storiche registrazioni beethoveniane – ad esempio, nella Sinfonia n.5 registrata nel 1913 da Arthur Nikisch (direttore di scuola viennese nato nel 1855) alla guida dei Berliner Philharmoniker.

In questo passaggio dell’Andante con moto possiamo renderci conto di come, per citare Clive Brown,

“… tra 133 e 142 i fiati ci danno un perfetto esempio di ineguaglianza barocca.”

Lo stesso si trova, come segnala Peres da Costa, all’inizio dell’Adagio grazioso dell’op.31 n.1 in un rullo della collezione Welte (Friburgo, 1905) con al pianoforte il compositore Camille Saint-Saëns, nato nel 1835.

Presqu’insensible, avrebbe detto de Bériot.

 

Gabriele Riccobono
riccobono[at]beethovenautentico.com


Riferimenti

Bériot, Charles-Auguste de

Brown, Clive

  • Classical and Romantic Performing Practice 1750-1900, Oxford University Press 1999
  • Leopold Mozart’s Violinschule and the performance of W A.Mozart’s violin music, in Bowed and keyboard instruments in the age of Mozart, atti del convegno di Losanna del 2006

Peres da Costa, Neal

  • Off the Record: Performing Practices in Romantic Piano Playing, Oxford University Press 2012

Quantz, Johann Joachim



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