Jonathan Del Mar è su Beethoven Autentico: diamo il benvenuto sul nostro blog alla leggenda vivente degli studi beethoveniani

jonathan-del-marQualcuno disse una volta che siamo come nani sulle spalle di giganti.

Beh, nel mio caso il gigante ha anche un nome e un cognome – e oggi ho deciso di presentartelo.

Sto parlando della leggenda vivente degli studi beethoveniani, il mio mito e (inarrivabile) modello: Jonathan Del Mar.

Per chi non lo conoscesse, Jonathan è l’autore (tra l’altro) di quell’edizione critica delle Sinfonie di Beethoven – la Bärenreiter – che ha letteralmente rivoluzionato l’interpretazione beethoveniana degli ultimi vent’anni.

Il mio debito nei confronti del lavoro di quest’uomo è enorme, la mia ammirazione sconfinata.

È quindi un grandissimo onore annunciarti che da oggi ospiteremo qui sul blog, per la prima volta in Italia, i suoi fantastici articoli.

Ringrazio di cuore Del Mar e lo staff della Bärenreiter – in particolar modo Johannes Mundry, responsabile P.R. e direttore del magazine [t]akte – per aver accolto con incredibile entusiasmo la mia proposta.

A questo punto, se anche tu come me non vedi l’ora di cominciare, direi di non rimandare oltre e darti subito un assaggio di quello che troverai nelle prossime settimane…

Signore e signori, ecco a voi Jonathan Del Mar!

“Un classico con alcune sorprese: l’edizione di Jonathan Del Mar del Primo Concerto per pianoforte di Beethoven”

Molte discrepanze sono emerse nel corso di due secoli nelle edizioni del Primo Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven. Le risolve la nuova edizione di Jonathan Del Mar

Il Primo Concerto per pianoforte di Beethoven esemplifica splendidamente l’eterno problema dei revisori beethoveniani: quando l’autografo e la prima edizione presentano differenze, quale delle due fonti seguire?

Il tema non è nuovo, e la nostra Bärenreiter non è certo la prima Urtext a occuparsi di questo pezzo – ragion per cui è stato sorprendente accorgersi di quanti importantissimi elementi testuali sono stati trascurati fino ad oggi.

Ci sono cambiamenti considerevoli nella parte solistica, revisioni effettuate da Beethoven per la prima edizione (come al solito pubblicata solo in parti staccate) ma ignorate, tralasciate, soppresse o lette poco plausibilmente come interventi arbitrari di un troppo zelante (e decisamente creativo!) incisore.

Vista la rarità di autografi beethoveniani relativi alla produzione giovanile (anteriori cioè al 1804) possiamo dirci fortunati a possedere quello dell’op.15, cosa che del resto vale per tutti i primi tre concerti.

Tornando quindi alla nostra domanda:

Quando autografo e prima edizione presentano delle differenze, quale fonte seguire?

In linea di principio, se la differenza è facilmente imputabile ad un errore, come la mancanza di una legatura o una nota palesemente sbagliata, ci si attiene al manoscritto autografo.

Ma se la prima edizione riporta della musica completamente diversa – come accade spesso per l’op.15 – l’ipotesi più sensata è che si tratti di una revisione di Beethoven.

Eppure in più di 30 casi, molti dei quali davvero interessanti e significativi, queste correzioni sono state escluse dalle edizioni tradizionali, anche se sopravvissute nella tascabile Eulenburg, derivata direttamente dalla prima edizione.

C’è poi un’ulteriore complicazione che riguarda l’op.15, un giro di vite che rende la determinazione del testo finale di Beethoven più complicata del solito.

La primissima battuta è segnata p nella versione autografa, ma pp in tutte le parti della prima edizione.

Da ciò che abbiamo detto prima potremmo concludere che, dal momento che tutte le parti differiscono dall’autografo, verosimilmente non siamo davanti a un errore.

Si tratterebbe quindi di una revisione, da cui considerare valida l’indicazione pp della prima edizione (ovviamente più recente), dinamica alquanto originale e sorprendentemente per l’apertura di un concerto.

Ma diamo un’occhiata più da vicino all’autografo e… sorpresa!

Cosa notiamo?

In ogni parte, Beethoven ha originariamente scritto pp, ma questo è poi cancellato e sostituito da un p.

beethoven-concerto-1

Rispetto a quanto abbiamo visto prima dovremmo quindi supporre che egli abbia

  1. in primo luogo scritto pp
  2. poi modificato in p
  3. e infine cambiato idea ripristinando il pp

Ora, se questo fosse un caso isolato, concluderemmo che questo è ciò che è realmente accaduto.

Dopo tutto, Beethoven era capacissimo – e capitava spesso – di cancellare due o tre battute dai suoi autografi, per poi reintegrarle con la parola “stet” o “gut”.

Ma nel nostro caso vi sono non meno di 17 punti in cui, come abbiamo detto, la lettura della prima edizione è già riscontrabile, cancellata, nell’autografo.

E con 17 revisioni last-minute (o, con ogni probabilità, molto più che last minute!) non è plausibile pensare a un Beethoven così indeciso da revocare tante indicazioni in una fase così avanzata del lavoro.

Non a caso tutte le edizioni più recenti concordano su questo punto: il testo che siamo soliti ascoltare segue giustamente l’ultimo, definitivo testo autografo di Beethoven.

Potremmo chiederci: cosa pensava di fare Beethoven, apportando delle variazioni al pezzo dopo che esso era già stato pubblicato? Come avrebbe mai potuto aspettarsi che tali revisioni vedessero la luce del giorno?

Possiamo ipotizzare che egli le avesse realmente intese come revisioni last minute, che non sapesse a che punto fosse il processo di incisione e sperasse quindi di essere ancora in tempo per incorporarle.

In queste speranze, egli fu di certo largamente – ma non completamente, visto che la prima edizione mostra effettivamente delle incongruenze a causa loro! – deluso.

Beethoven scrisse tre cadenze per il primo movimento: una breve, una lunga ed una terza di cui solo un (sostanzioso) frammento ci è pervenuto.

Queste hanno fino ad oggi ricevuto scarsa cura dagli studiosi, ed è stato quindi necessario apportare una buona dose di correzioni – persino riguardo al numero effettivo di note! – rispetto alle altre edizioni.

 

– Jonathan Del Mar –

Partitura, apparato critico e materiali d’orchestra dell’edizione del Primo Concerto di Beethoven curata da Jonathan Del Mar sono disponibili sul sito ufficiale delle edizioni Bärenreiter.

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata su www.takte-online.de

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2 thoughts on “Jonathan Del Mar è su Beethoven Autentico: diamo il benvenuto sul nostro blog alla leggenda vivente degli studi beethoveniani

  1. Ludovico Valoroso

    Complimenti a Gabriele Riccobono e benvenuto a Maestro Del Mar!
    Gli appassionati italiani di Beethoven (e i musicisti) ringraziano di cuore!
    Wünderbar!

    Reply

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