Da Jonathan Del Mar, un errata corrige per il Quarto concerto

By | 09/08/2017

Alcune settimane fa, pubblicato tra queste pagine il suo articolo sul Quarto concerto, Jonathan Del Mar è stato così gentile da segnalarci in anteprima un paio di sviste nella sua edizione del brano per Bärenreiter.

Siamo nel primo movimento, alle battute 256 e 271:

Del-mar-fax-1

A parte il fatto che, se tutti gli studiosi beethoveniani fossero così attenti e intellettualmente onesti, il sottoscritto sarebbe felicemente disoccupato…

tutto ciò mi dà lo spunto per parlarti di tre princìpi che

  • al di là delle scuole filologiche
  • dei criteri editoriali seguiti
  • delle scelte che per forza di cose si è costretti a fare confrontandosi con le discrepanze tra le fonti

dovrebbero costituire la base di ogni tentativo di riavvicinamento alle autentiche intenzioni di Beethoven.

Di cosa si tratta?

#1 Prima Beethoven

Come forse ricordi, tempo fa Jonathan aveva portato alla nostra attenzione una divergenza tra le abitudini editoriali/esecutive odierne e l’indicazione originale di Beethoven a batt.81 della Nona sinfonia, I.

Se tutti conosciamo il passo così come compare nell’ormai obsoleta Breitkopf & Härtel del 1862,

Sinfonia 9 Sib sbagliato

dalle fonti originali (cioè quelle realizzate o supervisionate da Beethoven, come l’autografo alla Staatsbibliothek di Berlino) risulta evidente che il compositore scrisse Re, non Sib – e per ben due volte, sia al flauto che, l’ottava sotto, all’oboe:

Sinfonia 9 Re manoscritto

Lo stesso Re ricompare in tutte le fonti successive, incluse le parti per la prima esecuzione, fino appunto al 1862, quando la già citata Breitkopf introdusse al suo posto il Sib apocrifo.

Considerato che non c’è alcuna ragione per ritenere “inconcepibile” il Re di Beethoven, per quale ragione la manomissione è sopravvissuta fino ad oggi?

“…gli analisti – scrive Del Mar – hanno ovviamente citato la serie di quarte e quinte ascendenti, elemento costante in tutto il movimento.

Sfortunatamente per la loro ordinata mentalità, però, questo non è ciò che Beethoven ha scritto (…)

‘Impossibile! Non può essere: ascolta gli analisti che spiegano perché le quarte hanno senso. Ovviamente Beethoven si è sbagliato.’

È chiaro che così mettiamo il carro davanti ai buoi: l’analista deve analizzare quello che ha scritto Beethoven, non ciò che non ha scritto”

In altre parole…

…non anteporre mai a Beethoven le tue considerazioni “estetiche”.

Se ciò che Beethoven ha scritto non risulta un errore evidente al di là di ogni ragionevole dubbio (c’è più di un modo di stabilirlo, ma ne parliamo in futuro) allora hai il dovere di seguirlo – o di segnalare il tuo intervento se te ne discosti.

#2 No “autorità”

“Autentico significa scientificamente provato“, ha scritto Barry Cooper.

Non importa chi sostiene una data ipotesi (“Rosen dice che…”) o suona in un certo modo (“Zimerman invece fa…”): tutti possiamo sbagliare, e tutti siamo dunque tenuti a dimostrare la fondatezza del nostro lavoro.

Anche perché non è raro che l’errore di cosiddette “autorità” finisca col mietere vittime inconsapevoli:

“Le false opinioni somigliano alle monete false: coniate da qualche malvivente e poi spese da persone oneste, che perpetuano il crimine senza saperlo.” (Joseph de Maistre)

Alcune scelte di Claudio Abbado (interprete cui tutti siamo per altri aspetti grati debitori) rischiano ad esempio di sortire questo effetto.

Pur proclamando in varie sedi la sua attenzione per le indicazioni autentiche di Beethoven, ha spesso ripristinato, e in modo tutt’altro che trasparente, molte tradizioni apocrife – il Sib in luogo dell’originale Re di cui sopra, per citarne una.

Il rischio che un giovane direttore possa concluderne che “se uno come Abbado fa così, sarà così” è sempre presente (vedi qui).

Per cui, non fidarti mai a priori, ma metti sempre al vaglio delle fonti ogni ipotesi.

#3 Progresso e autocritica

Lavorare su Beethoven in modo scientifico significa che esisterà sempre la possibilità di una fonte non ancora conosciuta o non ancora ben analizzata.

E, dunque, la possibilità di un progresso, di un affinamento continuo delle nostre conoscenze.

Non dare mai per definitivo ciò che sai oggi: il nostro compito è (per citare un pensiero che Seyfried attribuisce a Beethoven) quello di “progredire con coraggio verso uno scopo che non si ottiene mai del tutto”.

È grazie a questo spirito di continua ricerca che oggi abbiamo esecuzioni in cui il Re voluto da Beethoven nella Nona sinfonia – dopo oltre un secolo – torna finalmente al suo posto (cfr. Simon Rattle, sotto al min. 2:33)

Non si tratta, in un certo senso, di seguire l’esempio dello stesso compositore?

I quaderni di appunti di Beethoven sono documenti di autocritica – di una incessante e accurata valutazione e della correzione spesso addirittura spietata. Questo atteggiamento, l’atteggiamento della critica spietata, forse rende addirittura comprensibile il sorprendente sviluppo personale di Beethoven…”

(Karl Popper, ‘Autocritica creativa nella scienza e nell’etica’)

In conclusione

Come ha scritto il grande fisico americano Richard Feynman,

“Il vero scienziato spera che le sue teorie vengano superate e dichiarate sbagliate il più presto possibile, perché è solo in quel modo che possiamo progredire.”

Visto che giungiamo alle conclusioni oggi più vicine possibili alle intenzioni autentiche di Beethoven sulla base dei dati attualmente conosciuti,

  • abbiamo sempre un gradino successivo da fare
  • la scala è potenzialmente infinita

Esisterà in ogni momento la possibilità di una fonte ancora non rinvenuta che potrà mettere in dubbio i dati precedenti.

O di un errore, una svista su una fonte conosciuta, ecc.

L’essenziale è essere sempre al limite, sempre al punto più vicino possibile alle intenzioni di Beethoven.

In quest’ottica è naturale che le tradizioni, le “autorità”, le abitudini vengano superate.

Anzi, abbiamo il DOVERE di superarle.

E di scrivere insieme una nuova pagina nella storia dell’interpretazione beethoveniana.

 

– Gabriele Riccobono –

P.S. Ringrazio come sempre Jonathan Del Mar, Johannes Mundry e tutti gli amici della Bärenreiter

Se anche tu vuoi unirti al gruppo di approfondimento di Beethoven Autentico, puoi fare richiesta qui: https://www.facebook.com/groups/BeethovenAutentico

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