Prassi esecutive dell’epoca e aspettative di Beethoven: coincidono veramente?

By | 18/04/2018

Ha senso parlare di prassi esecutiva beethoveniana? C’è una differenza rispetto all’insieme delle prassi del periodo? A quale scopo focalizzarsi su Beethoven?

Capita spesso che di fronte alle indicazioni di Beethoven si dica: “Questo importante trattato dell’epoca suggerisce x, quindi Beethoven voleva x.”

Il ragionamento è più che comprensibile, ma in realtà non tiene conto di alcuni dati importanti.

Vediamo i principali.

La prassi o le prassi?

Ci siamo recentemente occupati del significato della linea obliqua che Beethoven pone a volte tra le note di un accordo.

Come ricorderai, passando in rassegna i principali trattati del periodo classico e tardo-classico, erano emerse due possibili soluzioni.

Secondo autori come Clementi, in continuità con una tradizione risalente almeno a Couperin, l’esecuzione dovrebbe risolversi in un arpeggio con l’aggiunta di una nota in corrispondenza del tratto obliquo:

“Questo segno [serpentina] anteposto a un accordo significa che le note devono essere suonate in successione, dalla più grave; più o meno velocemente a seconda di quanto richieda il sentimento; mantenendo ogni nota abbassata finché il tempo dell’accordo non sia esaurito.

Gli accordi marcati così

arpeggio obliquo Clementi

sono suonati come i precedenti, con l’aggiunta di una nota dove è posta la linea obliqua, come se fossero scritti in questo modo

Clementi-esempio

ma la nota aggiunta non deve essere tenuta abbassata.”

Per altri, come Cramer, la notazione è invece del tutto equivalente a quella di un semplice arpeggio, altrimenti indicato con l’usuale serpentina:

“Se un accordo deve essere arpeggiato, si applichi il segno ( oppure [serpentina] davanti allo stesso. Alcuni fanno un segno trasversale che attraversa l’accordo”

Cramer 1815

Ora, situazioni così controverse sono la norma nello studio delle prassi esecutive storiche.

  • La provenienza geografica
  • il periodo
  • gli strumenti
  • o le semplici preferenze dell’autore di un trattato

determinano in vari casi letture non univoche dello stesso segno.

Non è dunque possibile parlare della prassi come di un unico blocco monolitico: il termine va declinato al plurale.

E quindi?

Beethoven: un sottoinsieme delle prassi dell’epoca

La conseguenza più ovvia di tale pluralità è la necessità di capire a quale, tra tutti i significati in uso tra il 1780 e il 1830, si sta di volta in volta riferendo Beethoven.

Ciò significa che l’insieme delle prassi esecutive dell’epoca (E) e quello delle intenzioni di Beethoven (B) non sono perfettamente sovrapponibili.

Graficamente:

Rappresentazione della prassi esecutiva beethoveniana

È chiaro che, mentre tutto ciò che Beethoven si aspetta rientra in qualche modo nelle “prassi dell’epoca”, non tutte le prassi dell’epoca sono in linea con le aspettative di Beethoven.

In altri termini, l’insieme delle prassi esecutive dal 1780 al 1830 è più grande delle aspettative del compositore; leggere uno sf di Beethoven come se lo avesse scritto Haydn potrebbe quindi non essere sempre corretto.

Ne consegue che lo studio del “periodo” non è sufficiente per risalire alle specifiche, autentiche intenzioni del compositore.

Evoluzione dei significati

Altro aspetto da tenere in considerazione: Beethoven non utilizza lo stesso segno sempre con il medesimo significato.

C’è un’evoluzione nel tempo.

Lo sf, ad esempio, sembra assumere almeno due diverse accezioni a seconda del periodo in cui è scritto da Beethoven.

In opere antecedenti al 1803 è probabile che indichi semplicemente un tipo di accento, mentre nella produzione successiva sembra comportare anche un f  per le note successive

(vedremo su cosa si fonda questa teoria in un prossimo articolo).

È chiara, di nuovo, la necessità di focalizzarci non (solo) sull’epoca, ma su Beethoven.

Indicazioni pratiche

In conseguenza di quanto detto, possiamo derivare alcuni principi di base:

  • non basarti mai su un solo trattato, ma analizzane e confrontane il maggior numero
  • ricostruisci l’insieme di tutti i possibili significati che attribuiscono a ogni aspetto esecutivo (tempi, fraseggio, staccato, legato, dinamiche, accenti, ecc.)
  • cerca di capire quali tra questi sono originali, cioè adottati da Beethoven (informazioni utili si trovano, tra l’altro, nell’epistolario)
  • cerca di capire se c’è un’evoluzione nel loro uso (potrebbe essere legata a innovazioni degli strumenti, o alla collaborazione con un particolare interprete)
  • ricorda che non è possibile arrivare a una soluzione definitiva: ogni nuova evidenza può rimettere in discussione le conclusioni, quindi non smettere mai di cercare e sperimentare

Se ti interessa, qui trovi una base da cui partire.

 

Gabriele Riccobono
riccobono[at]beethovenautentico.com

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