Quinta sinfonia: chi ha aggiunto le battute mancanti?

Perché le edizioni a stampa della Quinta sinfonia hanno 5 battute in più rispetto al manoscritto autografo di Beethoven?

« Il grande Franco Ferrara, l’uomo che più mi è stato caro nella vita, mi telefonò un giorno e, con tono concitato, mi chiese se potevamo incontrarci subito.

Tralasciai ogni cosa e andai da lui. Franco mi mostrò la prima pagina del facsimile della Quinta sinfonia di Beethoven e mi disse, in modo quasi imperioso: “Guarda!”

Mi concentrai su quel foglio e rimasi sbalordito.

La quinta battuta è mancante!

Restai immobile, come il Don Bartolo rossiniano. Poi, contemporaneamente, Ferrara ed io esclamammo: “Com’è possibile?!”

Si sono versati fiumi d’inchiostro su quella quinta battuta (..) aggiunta non si sa da chi.

Ferrara mi disse: “Per tutta la vita sono stato tormentato da questa quinta battuta ‘ombra’, che non esiste. E come me, ne sono certo, chiunque abbia diretto la sinfonia.”

Diversi anni dopo, mi trovavo insieme a un altro grande direttore, protagonista musicale degli anni in corso e mio fedele amico da quarant’anni: Lorin Maazel.

Questo avveniva dopo un suo concerto per l’Accademia di Santa Cecilia. Andammo, da soli, a pranzo al ristorante l’Augustea. Mentre Maazel mangiava, gli raccontai l’episodio legato alla Quinta sinfonia di Beethoven: egli ebbe quasi uno shock e il boccone gli andò per traverso.

Quando si riprese, volle che gli giurassi di avere visto con i miei occhi quel facsimile. Poi, rassicuratosi, esclamò le stesse parole dette all’unisono da Ferrara e da me:

“Com’è possibile?!” ». (Franco Mannino, 1996)

In effetti al celebre motivo d’apertura della Sinfonia manca, sul manoscritto, una battuta – per la precisione la 4, e non la 5 come erroneamente indicato da Mannino nel passo che hai appena letto:

Beethoven Sinfonia 5 manoscritto

Identica situazione si presenta a 23, 127, 251 e 481: ogni volta che la corona dovrebbe essere preceduta da una battuta “ombra”, per usare le parole di Ferrara, lì non ve n’è traccia.

Sono dunque cinque le misure che, pur non essendo sull’autografo, compaiono nelle edizioni a stampa della Sinfonia. Chi le ha aggiunte, e perché?

Nell’estate del 1808 Joseph Klumpar preparò per Beethoven una copia dell’autografo destinata a servire da matrice (stichvorlage) per l’edizione delle parti staccate.

Attorno al 14 settembre, quando mancavano ancora più di tre mesi alla prima esecuzione, Beethoven la inviò all’editore Härtel:

“Eccole una sinfonia, l’altra gliela porterà il mio domestico verso le undici, undici e mezzo. Il copista sta riportando le correzioni da me indicate” (lettera n.335)

Purtroppo la parte del documento che ci interessa venne smarita durante la Seconda Guerra mondiale, ma possiamo comunque ricostruirne l’aspetto grazie alla prima stampa delle parti, che come ti dicevo deriva sostanzialmente dal manoscritto di Klumpar.

Prendiamo a riferimento la parte dei primi Violini:

Quinta Sinfonia

Ecco, anche qui come sull’autografo il motivo principale è composto da sole quattro battute.

Questo significa che la copia di Klumpar, completata nel settembre 1808, rispettava ancora il manoscritto di Beethoven. L’aggiunta, evidentemente, è posteriore…

Ora, l’edizione delle parti fu data alle stampe nell’aprile 1809.

Pochi giorni dopo la sua pubblicazione, però, Härtel ne mise in commercio una seconda (sempre in aprile) contenente stavolta le misure 4, 23, 127, 251 e 481, che compaiono lì per la prima volta.

La chiave del mistero va dunque cercata in quel breve lasso di tempo che separa tra loro le due stampe…

Come ti dicevo, la prima risale all’aprile 1809, ma è basata sulla copia di Klumpar consegnata a Härtel sette mesi prima, nel settembre 1808, quando l’editore si trovava a Vienna.

Nelle settimane successive, a partire dal 22 dicembre, Beethoven ebbe modo di assistere personalmente alle prime esecuzioni della Sinfonia.

Il risultato?

Ecco cosa scrive il 4 marzo all’editore di Lipsia:

“Domani Le farò pervenire alcune piccole correzioni che ho apportato durante l’esecuzione delle sinfonie – quando gliele ho consegnate non avevo ancora ascoltato nessuna delle due, e nessuno può pretendere di essere così simile a un dio da non dover correggere neanche minimamente le sue creazioni.”

La lista di correzioni di cui si parla è presumibilmente quella (non conservata) che Beethoven allegò alla successiva lettera del 28 marzo:

“Eccole le piccole correzioni per le sinfonie. Faccia immediatamente correggere le lastre.”

Diventa semplice a questo punto identificare l’aggiunta delle battute 4, 23, 127, 251 e 481 con quelle modifiche che Beethoven aveva annunciato nella lettera del 4 marzo.

Come scrive Clive Brown, infatti, le cinque battute inserite nel primo movimento furono l’unica alterazione fatta alle lastre prima della seconda stampa:

“Se le ‘piccole correzioni’ includevano qualcosa oltre l’aggiunta cinque volte ripetuta della battuta nel motivo principale, resta una congettura; se Beethoven chiese altri cambiamenti, l’editore non gli diede retta.” (Breitkopf, 1995)

Nonostante Beethoven avesse spedito la lista il 28 marzo, evidentemente questa non giunse a Lipsia in tempo per la prima stampa.

È per questo che pochi giorni dopo, ricevuta la missiva, Härtel pubblicò la seconda edizione, comprendente stavolta le 5 battute mancanti.

Ricapitolando:

  • 14 (?) Settembre 1808 – Beethoven consegna a Härtel la copia della partitura fatta da Klumpar
  • 22 Dicembre 1808 – Prima esecuzione della Sinfonia. Beethoven decide di apportare alcune correzioni, tra cui l’inserimento delle cinque battute
  • 28 marzo 1809 – Beethoven invia le modifiche a Härtel. La lettera non lo raggiunge però in tempo per fermare la prima edizione delle parti
  • Aprile 1809 – Härtel riceve la lettera di Beethoven e pubblica la seconda edizione, stavolta corretta

Morale della favola?

L’autografo non basta

Se per prendere le nostre decisioni interpretative nel caso di oggi ci fossimo basati solo sul manoscritto autografo, avremmo finito per commettere un grave errore.

Possiamo sottoscrivere, in linea di massima, quanto dice a questo proposito Claudio Abbado, da 8:08 a 9:15 del video:

“Anch’io facevo questo sbaglio, prima: fare le ricerche solo sul manoscritto.

‘Ah, ma se sul manoscritto è così allora bisogna fare così.’ Questo è un errore che fanno molti, no? E che io stesso ho fatto, anche con Schubert.

Ma in fondo quello che conta è la prima edizione, perché il compositore stesso può assistere alle prove o lui stesso esegue e corregge delle cose.”

Non a caso, nella lettera che ho citato prima, Beethoven scrive di aver introdotto alcuni miglioramenti “durante l’esecuzione delle sinfonie” (se ricordi, ne avevamo già parlato qui).

Il punto però non è seguire l’autografo piuttosto che l’edizione originale, ma ricostruire l’insieme completo delle fonti per poi capire, di volta in volta, quale sia la più vicina alle intenzioni ultime del compositore.

Capisci dove voglio arrivare?

Tieniti pronto allora, perché sarà l’argomento principale di una delle prossime puntate…

 

– Gabriele Riccobono –

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6 thoughts on “Quinta sinfonia: chi ha aggiunto le battute mancanti?

  1. Giovanni Pedrazzoli

    Posso fidarmi della henle per le prime sonate per vl e pf? Mi cita come unica fonte per la prima sonata la prima edizione

    Reply
    1. Gabriele Riccobono Post author

      Ciao Giovanni.

      Di tutte e tre le Sonate dell’op.12 non sono sopravvissuti né il manoscritto autografo di Beethoven, né gli schizzi relativi.

      L’unica fonte di riferimento resta quindi l’edizione Artaria del 1798, consultabile qui: http://javanese.imslp.info/files/imglnks/usimg/0/04/IMSLP51112-PMLP08846-Op.12-1.pdf

      Se la Henle a cui ti riferisci è quella di Brandenburg del 1978, pur sottolineando che si tratta di un’ottima edizione, mi permetto di avanzare qualche dubbio sul trattamento dei segni di staccato.

      Si tratta di una questione molto complessa, impossibile da spiegare nello spazio di un commento, ma ne parlerò sicuramente in uno dei prossimi articoli…

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      1. Giovanni Pedrazzoli

        Si la Henle è quella che dici tu. Aveva molte cose che differivano parecchio da una che ho reperito su impsl (si lo so che impsl non è affidabile, però diciamo che entro certo range le cose di solito coincidono). ora spulcio un po’ sull’originale! Grazie!

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      2. Giovanni Pedrazzoli

        Una sola curiosità: capita spesso che magari dopo una prima edizione Beethoven mandi correzioni, quindi eventualmente una seconda edizione sarebbe più corretta.
        Nel caso almeno della I sonata per vl e pf, stando alla prima edizione, e guardando la Henle, non mi tornano svariate legature allungate (che almeno per un musicista, forse un po’ banalmente, identifica sostanzialmente una parola, quindi una sillaba in più o in meno fa una certa differenza, anche solo a livello tecnico esecutivo). Non è che esistono edizioni successive corrette da Beethoven che i signori della Henle si son “dimenticati” di citare?

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        1. Gabriele Riccobono Post author

          Il discorso legature è un’altra delle zone d’ombra dell’interpretazione (e dell’editoria) beethoveniana, Giovanni.

          Capita spesso di trovare, anche nelle edizioni migliori, indicazioni di fraseggio alterate rispetto alle originali.

          Un caso spesso citato è quello dell’op.10 n.1 (guarda come interviene la Wallner a batt.23, 25 e 27), ma gli esempi potrebbero davvero essere tanti.

          Nella Sonata in La maggiore dell’op.2, all’inizio Beethoven mette sotto una stessa legatura tutte le cinque note della figura in biscrome (batt.1 e 3). Ma quando il tema torna, a b.123, la legatura copre solo le prime quattro note.

          Da un lato questo potrebbe sottintendere un’accentuazione della quinta nota, oppure potrebbe semplicemente trattarsi di un errore dell’editore (il manoscritto purtroppo è andato perso).

          In ogni caso, una Urtext non dovrebbe alterare questa indicazione, e soprattutto non dovrebbe farlo di nascosto, senza segnalare l’intervento. E invece…

          Ho parlato di un caso simile a proposito dell’op.109, qualche settimana fa. Ecco: http://beethovenautentico.com/urtext-puoi-veramente-fidarti-ecco-come-mettere-alla-prova-laffidabilita-delle-tue-edizioni/

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