Ritornelli sì o ritornelli no? Il caso dell’Eroica

By | 25/12/2015

Nell’ottobre del 1806 Beethoven fece pubblicare una curiosa nota in italiano nella prima edizione delle parti staccate dell’Eroica:

“Questa sinfonia essendo scritta apposta più lunga delle solite, si deve eseguire più vicino al principio che alla fine di un’accademia e poco dopo un’overture, un’aria ed un concerto; acciocchè, sentita troppo tardi, non perda per l’uditore, già faticato dalle precedenti produzioni, il suo proprio proposto effetto.”

La stessa preoccupazione (che un lavoro di così ampio respiro potesse affaticare un pubblico non abituato) lo aveva già portato a sopprimere il ritornello dell’Allegro con brio in occasione delle prime esecuzioni.

Presumibilmente:

  • la prova di lettura del maggio 1804
  • la prova di lettura del giugno 1804
  • l’esecuzione privata del dicembre 1804
  • l’esecuzione privata del 23 gennaio 1805

Dell’intervento resta traccia nella copia della partitura realizzata da Benjamin Gebauer (con aggiunte e correzioni del compositore)

Beethove-Gebauer-foto

Beethoven eliminò dunque il ritornello. Come mai allora è oggi presente in tutte le edizioni? E soprattutto, qual è la lezione corretta?

Abbiamo due evidenze che ci vengono in aiuto.

La prima è la lettera che il 12 febbraio 1805 Kaspar Karl van Beethoven (all’epoca assistente del fratello) indirizzò alla Breitkopf & Härtel:

“All’inizio, prima di aver ascoltato la sinfonia, mio fratello pensava che con la ripetizione della prima parte del movimento d’apertura sarebbe stata troppo lunga; ma dopo una serie di esecuzioni è risultato al contrario che sarebbe stato davvero sconveniente saltare la ripetizione”.

La seconda è l’edizione originale (cioè supervisionata e corretta dal compositore) delle parti – che qui vedi nella sua quinta e ultima versione:

Beethoven-ritornello

L’una ci dice e l’altra ci conferma che fu lo stesso Beethoven a reintegrare il ritornello.

Del resto, per lui era perfettamente normale continuare a lavorare alle proprie opere anche dopo aver completato l’autografo, spesso in seguito ad un ascolto diretto:

“Domani Le farò pervenire alcune piccole correzioni che ho apportato durante l’esecuzione delle sinfonie [n.5 e n.6]. Quando gliele ho consegnate non avevo ancora ascoltato nessuna delle due, e nessuno può pretendere di essere così simile a un dio da non dover correggere neanche minimamente le sue creazioni.” (fonte)

Chiaramente, questa abitudinaria sovrapposizione tra i processi compositivi, esecutivi ed editoriali rende determinante – per risalire alle intenzioni finali di Beethoven – l’analisi di tutte le fonti disponibili.

Evitando così di dare, per esempio, troppa preminenza a priori al manoscritto.

Vedremo meglio nei prossimi articoli come e perché procedere in tal senso.

 

– Gabriele Riccobono –

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