Anton Schindler e la truffa dei due metronomi di Beethoven

Anton-SchindlerScrive a metà ‘800 Anton Schindler, nella sua biografia beethoveniana:

“Parlando della storia del metronomo di Mälzel, dobbiamo dire innanzi tutto che i congegni in realtà erano due. Il primo era una piramide di circa 30 cm (…) Su una placca di metallo si poteva leggere ‘Firma Mälzel’ e l’anno, 1815. L’asta del pendolo aveva solamente i numeri da 50 a 160.”

Il passo continua spiegando che, per ragioni commerciali, nel 1820 Mälzel aveva messo sul mercato viennese un secondo modello, alto circa 20 cm e con le tacche da 40 a 208.

Ora, stando a Schindler, c’era tra i due una differenza sensibile:

“(…) non solo lo stesso numero indicato sull’asta dei due non corrispondeva allo stesso tempo, ma il congegno più piccolo dava in genere un battito più veloce”.

La stessa tacca ’60’ sul modello del 1815, per esempio, avrebbe dato un tempo più lento (cioè un minor numero di pulsazioni al minuto) che sul modello del 1820.

Dato che la maggior parte delle indicazioni metronomiche di Beehoven risale al 1817, non ci vuole molto a concludere che, per Schindler, i suoi tempi furono scritti per il primo modello, e vanno quindi eseguiti più lentamente di quanto potrebbe sembrare.

Esattamente come vuole in molti casi l’odierna tradizione esecutiva.

Che prove ci sono a sostegno di questa tesi?

Prosegue Schindler:

“È ovvio quello che succede se questi [i metronomi indicati da Beethoven nel 1817] vengono usati sul secondo congegno. Perciò la partitura della Sinfonia in La maggiore pubblicata negli anni ’20 da Steiner & Co. ha metronomi, assegnati dal compositore, abbastanza diversi [da quelli del 1817]. Sono infatti per il congegno più piccolo, e indicano dunque un tempo più lento”.

Ecco un primo indizio: Beethoven che modifica (cioè rallenta) i tempi della Settima per adattarli al modello del 1820.

Come ulteriore elemento di prova indicato da Schindler c’è poi il famoso Canone WoO 162 An Mälzel, basato sul tema d’apertura dell’Allegretto della Sinfonia n.8 e dedicato, come dice il titolo, all’inventore del metronomo moderno: Johann Nepomuk Mälzel.

Mentre nella sinfonia Beethoven ha infatti indicato “ottavo = 88”, Sinfonia 8

nel canone l’uguaglianza è “ottavo = 72”, anche se il tema è praticamente lo stesso:

Canone Maelzel

Quindi sappiamo che

  • il primo metronomo (1815) scandiva un tempo più lento dei modelli successivi;
  • le indicazioni di Beethoven sono per questo primo modello, e quindi un suo ’88’ corrisponderebbe a un nostro ’72’

Per cui secondo Schindler non ci sono dubbi: Beethoven va in genere eseguito più lentamente di quanto non indichino i suoi metronomi.

E bisogna ammettere che l’argomentazione è estremamente convincente, vero?

C’è solo un problema…

La storia è completamente falsa

Già nel lontano 1872 il musicologo tedesco Gustav Nottebohm, pioniere nel campo degli studi beethoveniani, aveva dimostrato che i vari modelli di metronomo commercializzati nel corso degli anni da Mälzel davano tutti lo stesso identico tempo, indipendentemente dalle loro dimensioni (fonte).

In altre parole, la differenza di cui parla Schindler (“il congegno più piccolo dava in genere un battito più veloce“) non è un dato reale.

Ma c’è di più.

Ecco l’attacco della Sinfonia n.7 nell’edizione Steiner, quella citata da Schindler quando scrive:

“…perciò la partitura della Sinfonia in La maggiore pubblicata negli anni ’20 da Steiner & Co. ha metronomi, assegnati dal compositore, abbastanza diversi“.

Sinfonia 7

Come vedi mancano i metronomi. In più, l’edizione, che è l’unica mai pubblicata da Steiner, è del 1816 e non “degli anni ’20

(forse Schindler voleva riferirsi alla Haslinger, ma è lo stesso: anche lì non c’è prova di metronomi originali di Beethoven)

Solo errori o c’è sotto qualcosa di più?

Abbiamo visto che i metronomi di Mälzel  in realtà davano tutti lo stesso tempo, e che non una sola parola scritta da Schindler sul caso della Settima è confermata dai fatti.

Resta però ancora aperta la questione del Canone: che senso ha il suo ’72’, così diverso dal ’88’ dell’Ottava? Se non c’erano due metronomi, come si spiega la doppia indicazione?

“Nella primavera del 1812 Beethoven, Mälzel, il Conte von Brunsvik, Stephan von Breuning e altri si erano riuniti a cena per salutare la partenza di Beethoven per Linz, dove avrebbe incontrato il fratello Johann e lavorato all’Ottava sinfonia prima di recarsi in Boemia per le cure termali (…)

Durante la serata Beethoven improvvisò il Canone [WoO 162] che gli ospiti si divertirono a cantare al momento.”

Il passo è del solito Schindler – e non potrebbe essere altrimenti, dato che per quanto riguarda il WoO 162 è lui l’unica fonte.

Il Canone fu infatti pubblicato su sua iniziativa nel febbraio 1844 a partire da una (presunta) copia che ne aveva fatto “dalle parti in mano a Beethoven” nel 1815 o nel 1818, mentre del manoscritto originale si erano già perse le tracce…

Ma perchè aspettare fino al ’44?

E perchè nelle note di sala redatte da Schindler nel 1835, per un’esecuzione dell’Ottava ad Aachen da lui stesso diretta, non si fa menzione nè del canone nè dei metronomi?

La storia ha insospettito molti studiosi beethoveniani (Thayer compreso) finchè nel 1979 Standley Howell non ha pubblicato i risultati di alcune ricerche, svelando particolari per noi molto interessanti…

Il sospetto

Come hai visto, il Canone sarebbe stato composto durante la cena di commiato della primavera 1812 prima della partenza di Beethoven per Linz,

“…dove avrebbe incontrato il fratello Johann e lavorato all’Ottava sinfonia prima di recarsi in Boemia per le cure termali“.

Ma ancora una volta Schindler si dimostra una pessima fonte.

Quell’anno infatti il compositore non si sarebbe mosso da Vienna fino a giugno, quando partì sì per la Boemia, ma attraverso Praga (non sarebbe poi stato a Linz che ad ottobre, senza peraltro far visita al fratello).

Tra i partecipanti alla serata Schindler cita poi il Conte von Brunsvik, che però mancò ininterrottamente da Vienna dal marzo 1810 al febbraio 1813.

E non è l’ultima incongruenza.

Osserviamo il testo in questo punto del Canone (battute 10 – 11):

Metronomo

Compare il termine “metronomo”, ma questo fu introdotto da Mälzel non prima del 1815 (fino ad allora i prototipi erano chiamati cronometri).

Dubbio: visti i problemi col 1812, non potrebbe semplicemente trattarsi di un errore di data?

In effetti i quaderni di conversazione riportano due passi che potrebbero indicarci questa direzione:

  • febbraio-marzo 1820

“Il Canone dal secondo movimento dell’ottava sinfonia. Non trovo più l’originale. Riuscirebbe a scrivermelo un’altra volta? Pinterics quella volta cantava il basso, Captain il secondo tenore, Oliva il secondo basso.

  • aprile 1824

“Ta ta ta ta, il canone su Mälzel (…) Quella volta io cantavo ancora il soprano. Mi sembra fosse la fine del dicembre 1817.”

Solo che anche la diversa data qui indicata, il 1817, è parecchio problematica.

Sono infatti aggiunti nuovi nomi all’elenco dei partecipanti, tra cui Herr Franz Oliva, del quale sappiamo con certezza lasciò Vienna nel 1813 per farvi ritorno non prima del 1819.

Una lunga serie di dettagli fuori posto, insomma, che di per sé basterebbe a mettere in dubbio l’attendibilità di Schindler.

Ma c’è di peggio…

La certezza

Nel marzo 1977 i due studiosi Dagmar Beck e Grita Herre hanno dimostrato, sulla base di analisi grafologiche, che Schindler aveva falsificato almeno 150 delle sue annotazioni nei quaderni di conversazione.

Tra i passi in questione, anche i due che abbiamo appena visto: febbraio-marzo 1820 e dell’aprile 1824.

Vista la situazione, non si può non concordare con quanto scrive Barry Cooper nel suo ‘Beethoven‘ (Oxford, 2000):

“Ogni affermazione di Schindler deve essere considerata dubbia o falsa fino a quando non sia supportata da una fonte indipendente.”

Possiamo dunque concludere con Standley Howell che il Canone WoO 162 è, fino a prova contraria, una falsificazione di Schindler, e va quindi incluso nel novero delle composizioni dubbie o spurie erroneamente attribuite a Beethoven.

Perché tutte queste falsità?

Nell’articolo che nel 1854 accompagnava una pubblicazione del Canone WoO 162 su una rivista locale, Schindler lamentava lo stato a suo dire decadente dell’interpretazione beethoveniana

“…distorta dai tempi troppo veloci

scelti da direttori come Mendelssohn (che in realtà seguivano semplicemente le indicazioni di Beethoven, ma tant’è…).

Il carattere dell’Allegretto scherzando dell’Ottava poteva essere compreso solo in relazione al Canone e ai suoi tempi più lenti, ecc.

La montagna di manomissioni che abbiamo visto serviva quindi a dare una patente di credibilità alle teorie di Schindler sui metronomi di Beethoven,

credibilità che di per sé non avevano agli occhi dei musicisti dell’epoca.

A questo proposito il grande direttore d’orchestra Felix Weingartner citava nel 1895 un curioso aneddoto:

“Liszt mi raccontò che quel tipo ignorante e per giunta anche maligno di Schindler era comparso un giorno da Mendelssohn e gli aveva voluto dare ad intendere che Beethoven voleva il principio [della Sinfonia n.5] in tempo di Andante: bum bum bum bum. «Mendelssohn, in genere così affabile», aggiungeva Liszt con un sorriso ed un gesto espressivo «s’infuriò a tal punto che mise Schindler alla porta; bum bum bum bum!».”

Purtroppo è anche su manipolazioni come queste di Schindler che si basa parte delle odierne tradizioni interpretative – un dato di fatto che da solo dovrebbe bastare a mettere loro fine.

Ma, come diceva Courteline, si cambia più facilmente religione che caffè.

 

– Gabriele Riccobono –

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4 thoughts on “Anton Schindler e la truffa dei due metronomi di Beethoven

  1. enrico enrichi

    Penso che le indicazioni di tempo siano importantissime ma il BUONSENSO e la MUSICALITA’ debbano , alla fine , prevalere tenendo anche conto della qualità media delle orchestre contemporanee agli autori : certi tempi che si staccano oggigiorno non tengono conto che è merito della rivoluzione tecnica introdotta da Paganini ( per gli archi ) ed il progresso delle meccaniche ( per gli strumenti a fiato ) che li rendono possibili . In un periodo antecedente non sarebbero stati eseguiti correttamente da strumentisti d’ orchestra !

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    1. Gabriele Riccobono Post author

      Enrico, la tendenza durante il periodo Classico era di prendere tempi più veloci sia rispetto alla metà del Settecento che a quella dell’Ottocento – vedi cosa scrivono a proposito Türk o Spohr, ad esempio.

      Già nel 1768 Haydn chiedeva di eseguire gli Allegri “più velocemente del solito”, mentre un giornale del 1796 definiva Beethoven un pianista “universalmente ammirato per l’insolita velocità”.

      I fortepiani viennesi erano noti per la leggerezza della meccanica, e le orchestre, tendenzialmente più piccole di oggi, suonavano con archi più leggeri e ance morbidissime.

      E’ solo a partire dalla metà dell’800 che i tempi si dilatano.

      L’Allgemeine Musikalische Zeitung del 6 marzo 1844 riporta: “Per le Sinfonie di Beethoven Liszt ha in generale adottato tempi più lenti di quelli a cui siamo abituati.”

      D’altra parte le manipolazioni di cui parlo nell’articolo non fanno che andare in questa direzione…

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  2. Sergio Mirabelli

    Chiariamo definitivamente: le meccaniche introdotte dopo il 1820 negli strumenti a fiato, hanno appiattito certi problemi di intonazione che caratterizzavano gli strumenti precedenti senza meccaniche e soprattutto col canneggio interno conico! Basta saper suonare uno strumento precedente le meccaniche di Böhm per capire che è molto più semplice per suonare in velocità. Un solo esempio: la parte di fagotto nelle triosonate di Zekenka: col fagotto Heckel moderno suona bile solo da un paio di virtuosi mentre con la dulciana molto più semplice e alla portata di chiunque Questo mito del perfezionamento è stato smantellato dalle filosofia del primo novecento ma ancora resta incancrenito nella mentalità comune.

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    1. Gabriele Riccobono Post author

      Citando il prof. Barry Cooper, dell’università di Manchester:

      “Le esecuzioni all’epoca di Beethoven, perlomeno a Vienna, erano veloci sia nei movimenti rapidi che in quelli lenti, mentre i tempi più rilassati si sono sviluppati dopo.

      (…) Ciò suggerisce che dove le indicazioni di Beethoven sono molto più veloci dei tempi “tradizionali” delle esecuzioni moderne, dovremmo nondimeno aderirvi, almeno approssimativamente.
      Un caso di questo tipo è l’Andante della Nona Sinfonia.

      Questo movimento mi è sempre sembrato abbastanza sconnesso [disjointed], specialmente vicino all’inizio, finché non ho notato che l’indicazione di Beethoven (semiminima = 60) è circa il doppio più veloce di come si suona di solito.

      Quando l’ho provato al tempo di Beethoven, è risultato del tutto trasformato.

      (…) Ci vuole un po’ per familiarizzare con questa velocità, ma sono convinto che sia corretta.”

      https://www.youtube.com/watch?v=ReInCobB44I

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