[Video] Eseguire Beethoven: accordi arpeggiati?

Accordi arbitrariamente arpeggiati, e permanente dislocazione tra basso e melodia: chi dei colleghi pianisti non ha arricciato almeno un po’ il naso ascoltando queste battute?

Il pianista di questa registrazione nacque quando Beethoven era ancora in vita. Si tratta del compositore tedesco Carl Reinecke, amico di Schumann, di Mendelssohn e di Brahms.

Si suonava così alla fine dell’800?

Ci restano altre testimonianze registrate, come quelle di Theodor Leschetitzky o di Saint-Saëns, e sappiamo che così suonava anche Johannes Brahms. Quelle dislocazioni e quegli arpeggi, però, non erano frutto di cattive abitudini o di vezzi occasionali, ma il retaggio di prassi esecutive molto più antiche.

Gli accordi arpeggiati ad libitum, come ascoltati nella registrazione, sono descritti, per esempio, nella Große Klavierschule di Lebert e Stark (del 1852), nel trattato di Sigismund Thalberg (1853), e già in quelli di Kalkbrenner (del 1831), di Moscheles (1827), e di Cramer (1812).

La pratica barocca clavicembalistica di arpeggiare frequentemente gli accordi sembrava quindi essersi tramandata, almeno in parte, nella prassi pianistica. È quindi lecito fare lo stesso nell’esecuzione della musica di Beethoven??

A dire il vero, fino al 1830 i trattati che ne parlano sono tutti di influenza francese, e non tedesca o viennese. Il trattato di C.P.E. Bach, venerato da Beethoven, praticamente non ne fa cenno, così come le varie edizioni del Türk.

Il Wiener-Klavier-Lehrer del 1825 di Joseph Czerny, didatta che Beethoven stimava tanto da raccomandarlo per l’educazione del nipote Karl, e quello del suo amico Friedrick Starke (1819), per il cui metodo Beethoven aveva composto delle Bagatelle, non menzionano accordi arpeggiati a piacere, né simili maniere esecutive.

Come si suonavano allora gli accordi, nella Vienna del primo ‘800? 

Ricorriamo a Czerny, il Carl Czerny che tutti conosciamo, che di Beethoven fu allievo, e che lo ascoltò suonare innumerevoli volte. Fu presente, per esempio, il 22 Dicembre 1808 al Theater an der Wien per la prima esecuzione del Quarto Concerto per pianoforte e orchestra, con Beethoven come direttore ed esecutore al fortepiano. 

Ecco, a pag.111 del supplemento della Pianoforte-Schule op. 500, cosa Carl Czerny indica parlando di questo Concerto: 

Avete visto bene: aggiunge un arpeggio, non autografo, all’accordo iniziale. Nello stesso volume, a pagina 40, Czerny mette un arpeggio, pure non originale, al primo accordo del III movimento della Sonata Op. 7.

Allora, è permesso arpeggiare gli accordi in Beethoven? E se sì, dove, o quando? 

Nel III volume dell’Op.500 (pagg. 40-42) Czerny indica quattro casi, dove si può arpeggiare e dove è sconsigliato. Ne esponiamo un paio:

“L’arpeggio a piacere si utilizza in accordi lenti e legati che compongono un canto, come in questo esempio. Solo l’ultimo accordo non deve essere arpeggiato”.

“Se dopo un lento accordo in Legato ne seguono altri, più rapidi, solo il primo è da arpeggiare”

Sappiamo che gli ideali estetici mitteleuropei iniziarono a cambiare verso la fine del ‘700, e che lo stile esecutivo prettamente tedesco codificato da Emmanuel Bach e da Türk inizió ad estinguersi. Fu Beethoven l’ultimo esponente di questa storica scuola? Oppure fu anche lui influenzato dalla transizione nel nuovo gusto musicale? 

A questa, e a molte altre domande, risponderemo all’evento del 28 marzo 2020 a Vienna (Eroica-Saal): “Le sonate per pianoforte di Beethoven: prassi esecutive e fonti originali“.

Se ti interessa partecipare o vuoi saperne di più, contattaci tramite il modulo che trovi alla pagina: assistenzabeethovenautentico.com.

Giuseppe Mariotti
Decano della facoltà di Musica alla Tokushima Bunri University (Giappone)

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