Manoscritto o prima edizione? I controversi arpeggi dell’Appassionata

Le fonti originali della sonata op.57 riportano gli arpeggi a batt.96-97 dell’Andante con moto con due significative differenze. Una difformità che ritroviamo naturalmente anche sulle edizioni oggi in commercio – che seguono ora l’una, ora l’altra versione. Cosa voleva Beethoven?

Due differenze negli arpeggi fra autografo e prima edizione

Osserviamo anzitutto il manoscritto, conservato alla Bibliothèque Nationale de France.

Abbiamo:

  • un segno di arpeggio unico tra i due righi, per il primo accordo (batt.96);
  • uno alla sola mano sinistra (batt.97), accompagnato dall’indicazione “arpeggio”;
  • l’indicazione “secco”e nessun arpeggio per la mano destra (batt.97).

Quando però la sonata viene data alle stampe per la prima volta, nel febbraio 1807 (Industrie-Comptoir, lastra n. 521), il testo cambia.

L’edizione originale presenta infatti:

  • due segni di arpeggio separati per mano destra e mano sinistra a batt.96;
  • lo stesso alla misura successiva, dove si aggiunge quindi un arpeggio alla destra che non era sull’autografo.

Ricapitolando:

autografoprima edizione
batt.96unico segno di arpeggio tra le due manidue segni di arpeggio (uno per mano)
batt.97indicazione “secco” alla m.d.arpeggio alla m.d.

Ora, dei possibili significati esecutivi delle due soluzioni parleremo più avanti. Cerchiamo per il momento di capire quale delle due versioni suonare.

Manoscritto o prima edizione?

Urtext che seguono l’autografo (e perché)

Molti autorevoli revisori hanno seguito la lezione del manoscritto – ad esempio Bertha Wallner (Henle, nell’immagine sotto), Barry Cooper (ABRSM) o Jonathan Del Mar (Bärenreiter).

Considerano dunque il testo dell’edizione originale meno plausibile.

Perché?

Da un lato, l’indicazione sul manoscritto è sicuramente di Beethoven, mentre la variante della prima stampa potrebbe essere dovuta a un errore/arbitrio dell’incisore.

Il che è inoppugnabile.

Come scrive Cooper (2007), la variante…

“…potrebbe rappresentare un ripensamento di Beethoven, ma anche essere dovuta a una stampa imprecisa; per questo mostriamo qui la versione dell’autografo A.”

Preferire il manoscritto significa anche, in questo caso, seguire la lectio difficilior, adottando il testo meno comune.

Con le parole di Del Mar (2014):

“[la variante della prima stampa] potrebbe indicare una revisione, ma è di certo meno interessante, e quindi più probabilmente un errore.”

Lo stesso Schenker, che nella sua edizione finale segue l’autografo, in una lettera del 25 aprile 1927 alla Universal-Edtition, parla di

“…revisione della sonata sulla base del manoscritto” (“Ich sende die Korrektur der Sonate nach der Handschrift”).

Si tratta insomma di una posizione filologicamente ben fondata – che anch’io condividevo in un primo momento.

Però…

Un editor autorevole: Beethoven

Esiste prova del fatto che Beethoven ha corretto personalmente le bozze di stampa.

Una copia della prima edizione con correzioni di pugno dello stesso compositore è infatti conservata negli archivi della Gesellschaft der Musikfreunde a Vienna (Brahms Nachlass VII, 45363).

Dell’edizione originale esistono dunque due stampe:

  • una prima, originaria, che Beethoven ha rivisto;
  • una seconda, che integra le revisioni di Beethoven.

Situazione frequente in Beethoven – ricorderai forse il caso analogo della Quinta sinfonia, e della lettera che il compositore inviò a Härtel il 4 marzo 1809:

“Domani Le farò pervenire alcune piccole correzioni che ho apportato durante l’esecuzione delle sinfonie – quando gliele ho consegnate non avevo ancora ascoltato nessuna delle due, e nessuno può pretendere di essere così simile a un dio da non dover correggere neanche minimamente le sue creazioni.”

Tornando all’Appassionata, basta spostarci indietro di poche battute nello stesso movimento, fino alla 78, per un’evidenza delle revisioni.

La prima stampa riporta infatti un piccolo errore ritmico

che verrà poi sistemato nella seconda.

Cosa è interessante per noi in tutto ciò?

Che Beethoven NON ha fatto alcuna correzione agli arpeggi stampati alle misure 96-97.

Mi spiego meglio.

Perché ha senso seguire (anche) l’edizione originale

Se, come abbiamo visto, Beethoven

  • ha corretto personalmente l’edizione originale in vari punti, ma
  • non ha corretto gli arpeggi di 96-97

l’ipotesi che la versione manoscritta sia stata abbandonata per volontà dello stesso compositore è fondata almeno quanto la precedente.

Sulla base delle fonti attualmente note, è cioè perfettamente legittimo suonare:

Si potrà obiettare, non a torto, che nella ristampa “corretta” rimangono come sempre un certo numero di errori (alcune note e, soprattutto, dinamiche e legature).

Ma un conto è non accorgersi di un bequadro o una legatura mancante, altro non vedere che:

  • un arpeggio è stato diviso in due (batt.96)
  • l’indicazione “secco” è stata rimossa (97)
  • un altro segno di arpeggio è stato inserito al suo posto.

La svista mi sembra cioè meno probabile della revisione volontaria.

A meno che Beethoven non abbia corretto le bozze sul cocchio di Ippodamia.

Altre questioni aperte

Indipendentemente da quale delle due varianti tu scelga, resta da affrontare il come eseguire questi arpeggi.

Qui mi limito solo a metterti una pulce nell’orecchio, citandoti un passo dalla Klavierschule di Türk (ed.1789, pag.295; identico nella successiva del 1802) segnalatomi e tradotto da Giuseppe Mariotti:

“In una serie di più armonie spezzate [accordi spezzati] i compositori hanno l’abitudine di indicare al di sopra di esse la parola “Arpeggio” come a), e di lasciare la messa in pratica al gusto dell’esecutore, oppure di mostrare la velocità di esecuzione del primo accordo, e con un “Siegue” [“Segue”] indicare che l’esecutore debba trattare gli accordi seguenti allo stesso modo.

Per far sì che in generi musicali lenti non resti troppo tempo [senza arpeggiare], si può spezzare le armonie in differenti modi in su e in giù, come in c); questo nel caso in cui il compositore abbia lasciato all’esecutore la scelta. Anche la mano sinistra può e deve contribuire attivamente alle arpeggiature di b) e c)”

Ne riparleremo.

Così come del perché, sull’edizione originale della sonata, rimane comunque il termine “arpeggio”.

E del pedale apparentemente anomalo in queste stesse battute dell’op.57.

Appuntamento a Vienna il 28 marzo 2020.

Per info e iscrizioni: assistenzabeethovenautentico.com

Gabriele Riccobono
info@beethovenautentico.com

Un ringraziamento ai colleghi Giuseppe Mariotti e Igor Cognolato

Prossimo seminario: “Le sonate per pianoforte di Beethoven: prima di due secoli di tradizioni”. Vienna, Eroica-Saal, 28 marzo 2020. Per info e iscrizioni: assistenzabeethovenautentico.com

Beethoven-Autentico-Vienna-2020
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