Autografi e copie corrette delle sonate per pianoforte di Beethoven. Una panoramica

By | 06/03/2018

Editare un lavoro di Beethoven unicamente sulla base di una prima stampa è una grande sfida per ogni revisore che lavori a un’edizione critica.

Il testo musicale della composizione è allora disponibile per l’edizione solo in uno stato più o meno incline a errori.

Se si è conservato l’autografo, come forse ancora altre fonti manoscritte – ad esempio le matrici, riviste dallo stesso compositore, che l’incisore usò per per la prima stampa – allora l’obiettivo di arrivare a un testo musicale attendibile è, chiaramente, un passo più vicino.

Ma sfortunatamente la situazione per le sonate per pianoforte di Beethoven non è così rosea.

Ecco una tabella informativa che discuteremo tra poco:

Numero Composizione/i Genesi Autografo Copia corretta
nessuno Tre sonate WoO47 entro ottobre 1783 no no
nessuno Sonatina WoO50 1790-92 donato no
n.1-3 Tre sonate op.2 1794/95 no no
n.5 Sonata op.10 n.1 (I e II mov.) fine 1795 no no
n.20 Sonata op.49 n.2 inizio 1796 no no
n.4 Sonata op.7 metà 1796 – inizio 1797 no no
n.5-7 Sonate op.10 n.1 (III mov.). 2 e 3 fine 1796 – inizio 1798 no no
nessuno Sonata in Mib magg. Unv 13 (incompiuta) metà 1797 -primavera 1798 no no
n.19 Sonata op.49 n.1 fine 1797 – inizio 1798 no no
n.8 Sonata op.13 1797-1799 no no
n.9/10 Sonate op.14 1798 no no
n.11 Sonata op.22 1800 no matrice incisione, casa editrice
n.12 Sonata op.26 metà 1800 – inizio 1801 lascito no
n.13 Sonata op.27 n.1 1801 no no
n.14 Sonata op.27 n.2 1801 lascito no
n.15 Sonate op.28 1801 casa editrice no
n.16-18 Sonate op.31 metà 1802 – inizio 1803 no no
n.21 Sonata op.53 fine 1803 – inizio 1804 matrice incisione, casa editrice no
n.22 Sonata op.54 1804 no no
n.23 Sonata op.57 (1804-)1806 matrice incisione, donato no
n.24 Sonata op.78 1809 casa editrice collezione Rodolfo
n.25 Sonatina op.79 1809 – inizio 1810 matrice incisione, casa editrice no
n.26 Sonata “op.81a” 1809/1810 I mov., collezione Rodolfo II e III mov., collezione Rodolfo
n.27 Sonata op.90 1814 matriceincisione, casa editrice no
n.28 Sonata op.101 (1815-) fine 1816 – inizio 1817 lascito no
n.29 Sonata op.106 fine 1817 – 1818 no no
n.30 Sonata op.109 1820 casa editrice collezione Rodolfo
n.31 Sonata op.110 autunno/inverno 1821 casa editrice  matrice incisione , lascito Brahms
n.32 Sonata op.111 fine 1821 – inizio 1822 lascito matrice incisione, casa editrice

La tabella elenca cronologicamente, per periodo di composizione, tutte le sonate e sonatine conservate.

(1)  Desta meraviglia vedere qui come, con Beethoven, il sistema dei numeri d’opera non rappresenti una serie cronologica ineccepibile.

Anzitutto, le sonate op.2, numerate oggi come le prime tre, non sono le prime sonate di Beethoven sopravvissute (le cosiddette Kurfürstensonaten, composte oltre 10 anni prima).

Poi, le sonate n.19 e 20 op.49 (!) si presumono in realtà composte molto prima, tra le op.10 e 13.

(2) Inoltre, ma questo non è di certo una sorpresa, la sonata incompiuta in Mib maggiore Unv 13 suggerisce che, specialmente nei primi 30 anni della sua vita, Beethoven possa aver composto altri lavori di questo genere oggi perduti (grazie all’ampia catalogazione degli schizzi, la sua attività creativa è più esaurientemente documentata dal 1800).

(3) La relativa “confusione” nella genesi delle sonate tra il 1794 e il 1799 suggerisce un lavoro meno strutturato, focalizzato, rispetto agli anni seguenti.

Questa ipotesi è supportata dal fatto che dalla metà del 1798, e da lì in poi in modo sempre più organizzato, Beethoven cominciò a lavorare su quaderni di appunti rilegati (del periodo precedente sono conservati solo schizzi non legati).

(4) Un’informazione aggiuntiva rispetto alla tabella: tutte le composizioni completate in elenco furono pubblicate durante la vita di Beethoven, la maggior parte sotto la sua diretta supervisione.

Solo la piccola sonatina WoO50 (un regalo per un amico) apparve postuma.

Dunque, qual è lo stato delle importanti fonti manoscritte conservate, degli autografi e delle copie corrette?

La situazione delle fonti può essere articolata, da questo punto di vista, in tre periodi di gestazione.

1. Fino all’inizio del XIX secolo

Per le sonate composte prima del 1800 non abbiamo né autografi né copie corrette (con l’eccezione della sonatina WoO50, il cui autografo rimase al destinatario dell’omaggio, l’amico degli anni giovanili Franz Gerhard Wegeler).

Beethoven, manoscritto autografo WoO50

WoO 50: prima pagina del manoscritto autografo (Bonn, Beethoven-Archiv)

Ci sono probabilmente varie ragioni.

Da un lato, Beethoven ha ovviamente dato il suo autografo ai suoi editori come matrice per l’incisione [Stichvorlage]. Le copie corrette non erano necessarie, e non furono dunque realizzate.

E fino a quando Beethoven non raggiunse la fama degli anni seguenti, i suoi autografi furono trattati con poca attenzione. Andarono perduti nelle case editrici, soprattutto quando le imprese cessarono l’attività.

Per una Urtext, ciò significa che dovremo basare l’edizione su una sola fonte: la prima stampa.

In alcuni casi, Beethoven ha ripubblicato con altri editori composizioni che erano state stampate con un numero eccessivo di errori (per es. l’op.31); in altri casi, esistono pubblicazioni corrette dall’editore originario (es. op.2).

Ma ciò può difficilmente compensare la perdita dei manoscritti.

2. Dal 1800 al 1806 circa

La grafia di Beethoven, di non semplice decifrazione, la sua tendenza, anche in manoscritti destinati alle case editrici, di apportare massicce correzioni, hanno via via sempre più messo gli editori a confronto con problemi irrisolvibili.

Ci si aspettò quindi che Beethoven fornisse copie realizzate da copisti di professione, da cui la casa editrice potesse trarre e incidere il testo musicale.

Non sempre il compositore soddisfò la richiesta, anche negli anni più tardi.

Ma nel caso della sonata op.22 datata dal 1800, si è conservata per la prima volta una matrice per la stampa che è una copia corretta.

In altri casi, ad esempio con le sonate op.26 e 27 n.2, i cui autografi furono trovati nel lascito di Beethoven, possiamo ipotizzare che anche delle copie andarono alla casa editrice.

Per realizzarle, Beethoven preferì ingaggiare un copista di massimo livello, Wenzel Schlemmer, e il suo laboratorio.

Schlemmer fu in grado di decifrare la scrittura di Beethoven come nessun altro.

I primi autografi cominciano ad essere conservati dalle case editrici per la posterità, come quelli delle op.28 e 53.

Ma resta il rimpianto per la perdita delle fonti manoscritte delle altre sonate.

3. Dal 1806 circa al 1820

A partire dalla sonata op.57 abbiamo una serie completa di autografi – con la desolante eccezione della Hammerklavier, che abbonda di problemi musico-testuali irrisolvibili senza fonti manoscritte.

Beethoven, manoscritto autografo op.57

Op.57: prima pagina autografa dell’Allegro assai (Parigi, Bibliothèque Nationale)

Ma possiamo davvero rallegrarci in altri casi, quando, per varie ragioni, i manoscritti di Beethoven sono stati gestiti con più cura.

In questo senso, gioca un ruolo decisivo un’importante collezione privata: dal 1808/1809 Beethoven fu in contatto con l’Arciduca Rodolfo, che gli pagava un salario annuale e che da lui prendeva lezioni.

Rodolfo venerava Beethoven come compositore e ovviamente si adoperò per includere il manoscritto di tutti i suoi lavori, quando possibile, nella propria collezione musicale.

Siamo debitori al desiderio di questo collezionista per l’esistenza di varie, importanti copie e per l’autografo del I movimento della sonata Les Adieux, come molti altri lavori dedicata a Rodolfo.

(Forse l’autografo della Hammerklavier, pure a lui dedicata, si trovava nella sua collezione prima di andare smarrito.)

Ci sono quindi le ultime sonate che consegnano ai revisori una raccolta di fonti più grande; un piacere, anche se incompleto:

Dal 1807 Beethoven si organizzò per pubblicare le sue composizioni contemporaneamente con più case editrici, quali quelle di Vienna, Berlino, Londra e Parigi.

In conseguenza di ciò, nel caso per esempio delle tre ultime sonate op.109, 110 e 111, approntò vari autografi dell’intera sonata o di singoli movimenti.

La successione cronologica di queste fonti, inclusa la loro dipendenza le une dalle altre, è a volte davvero oscura, e il testo musicale in questi manoscritti è, ovviamente, contraddittorio.

Pazienza…

 

Norbert Gertsch
Head of Publishing, G. Henle Verlag

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