Cosa puoi imparare sui metronomi di Beethoven da una registrazione del 1939?

By | 23/11/2015

Ci sono molte teorie diverse su come interpretare i tempi e i metronomi di Beethoven. Non tutte sono però attendibili…

Trattiamo oggi della prassi di uniformare le pulsazioni tra più movimenti dello stesso brano, prendendo come caso studio terzo e quarto movimento della Sinfonia n.5.

Nella serie di metronomi originali di Beethoven, alla stessa indicazione di ‘Allegro‘ corrispondono qui due pulsazioni diverse:

  • 96 battiti al minuto per lo Scherzo
  • 84 per il Finale

Metronomi di Beethoven

Risulta evidente che, nelle intenzioni del compositore, il quarto movimento doveva essere eseguito con una pulsazione di riferimento più lenta rispetto a quella del terzo.

Perché allora così tanti interpreti ignorano questa proporzione, mantenendo sostanzialmente la stessa andatura tra i due tempi?

Su cosa si fonda questa “correzione” ai metronomi di Beethoven?

Su una prassi barocca, poi ripresa più recentemente da Hans Swarowsky, che troviamo espressa nel Trattato sul flauto traverso (1752) di Johann J. Quantz.

Alla fine del Capitolo n.17 l’autore consiglia di prendere come punto di riferimento per la velocità di esecuzione il battito cardiaco:

“Il mezzo più appropriato per ben misurare il tempo (…) è il battito cardiaco del polso di una persona sana.”

In che modo?

“In un Allegro assai, una pulsazione per ogni minima; in un Allegretto, una pulsazione per ogni semiminima; in un Adagio cantabile, una pulsazione per ogni croma; e in un Adagio assai, due pulsazioni per ogni croma.” 

Ipotizzando cioè di usare un valore medio di riferimento di 80 battiti cardiaci al minuto, otterremo:

Metronomi di Beethoven

Secondo questa prassi, avremmo quindi un’unica pulsazione a cui riferire le varie indicazioni di tempo, secondo le proporzioni fissate.

Ma nel nostro caso sono le stesse indicazioni di Beethoven a contraddirla.

Ha sostenuto in proposito Jonathan Del Mar, autore di una delle più interessati edizioni critiche delle Sinfonie (Bärenreiter, 1996-2000):

“Molti prendono lo Scherzo e il finale della Quinta sostanzialmente allo stesso tempo, e così ricompare quel clamoroso errore secondo cui i compositori del periodo classico avrebbero pensato ad un unico Tactus per l’intero brano.

Ma le indicazioni di Beethoven sono qui inequivocabili:

  • Scherzo, minima puntata = 96;
  • finale, minima = 84.

Il finale DEVE essere più lento.”

La registrazione del 1939 diretta da Arturo Toscanini è in questo senso esemplare. Scherzo e Finale dal minuto 17:10.

Si potrà insomma discutere sul valore assoluto dei metronomi di Beethoven, ma certamente non mettere in dubbio le relazioni che esprimono.

Sempre che si voglia suonare un Beethoven autentico, beninteso.

 

– Gabriele Riccobono –

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