[Video] Czerny: cambi di tempo all’interno di un passaggio

Nella Pianoforte-Schule, Carl Czerny dà il suo interessante punto di vista sui cambi di tempo (“Von den Veränderungen des Zeitmasses”) all’interno di un passaggio, descrivendo in dettaglio, e in modo come sempre pratico, dove e come effettuarli.

Siamo per la precisione nel capitolo 3 della terza parte, pagg.24-25 (31-32 dell’edizione inglese).

“In quasi ogni riga di un brano musicale”, scrive Czerny, “ci sono singole note o passaggi in cui una impercettibile esitazione o accelerazione sono necessarie per valorizzare l’esecuzione e per tener desto l’interesse (…).

Per fare ciò è necessaria una fine sensibilità, e un attento ascolto delle esecuzioni di buoni artisti di tutti gli strumenti, ma specialmente di quelle di grandi cantanti.

Ogni passaggio esprime un particolare sentimento o affetto, come per esempio: una dolce persuasione, un piccolo sospetto o un titubante indugio, un fragile lamento, una tranquilla devozione, il passaggio da uno stato concitato a uno tranquillo, una calma pensosa o riflessiva, sospiro e afflizione, il sussurro di un segreto, il dare l’addio, e innumerevoli altri sentimenti.

In questi casi è consigliabile trattener un poco il tempo (come in calando, smorzando, etc.).

Altri passaggi potrebbero indicare: un’improvvisa vivacità, domande ansiose o curiose, impazienza, malumore e ira prorompente, una forte determinazione, indignati rimproveri, spavalderia e capricci, pavide fughe, un’improvvisa sorpresa, il passaggio da uno stato tranquillo a uno concitato,In questi casi è adatta un’urgenza del tempo, come in accelerando, stringendo, etc.

Non si ecceda nell’uso di questi espedienti, per non rendere i passaggi distorti e incomprensibili.”

Per rendere più chiara la spiegazione, Czerny inserisce un breve esempio musicale, melodioso, da eseguirsi in quattro maniere differenti:

  1. “Nella prima maniera, il tempo viene tenuto ben costante, e la necessaria espressione proviene solamente dal crescendo e dal diminuendo, dal legato e mezzo legato degli ottavi, e dal legatissimo delle metà.”
  2. “Nella seconda maniera, già nella seconda battuta il tempo viene leggermente trattenuto, e alla fine della terza battuta diventa uno smorzato, tuttavia senza la dilatazione divenga troppo grande.”
  3. “Nella terza maniera, le prime due battute sono da eseguire affrettando un poco il tempo, le ultime due ritornando al tempo originale.”
  4. “Nella quarta maniera, il tutto va eseguito con grande riservatezza, di modo che il tempo alla fine diventi quasi un Adagio.”

Quale di queste quattro maniere è la più adatta?

Il carattere di questo esempio musicale è dolce, delicato e pieno di desiderio.

  1. La prima maniera, ovvero suonando strettamente a tempo, non ne fa giustizia, anche se si osservano bene il cresc., e così via.
  2. La seconda maniera è preferibile, perchè fa risaltare meglio il canto e l’armonia.
  3. La terza maniera è la più adatta al carattere del passaggio. Da’ alle prime due battute più vita e calore, e il rallentando , che è da iniziare già dalla meta della terza battuta, rende molto più accattivanti le ultime due battute.
  4. La quarta maniera è eccessivamente languida, anche se suonata con tocco dolce e melodioso, e dilata troppo il passaggio.”

Czerny, nelle frasi successive, mette di nuovo in guardia dall’uso eccessivo degli accelerando e ritardando: “Una piccolissima dose”, scrive, “è più che sufficiente per produrre un buon effetto.”

Al pari dei crescendo e diminuendo, anche gli accel. e i rallent. devono essere ben dosati. Un cambio di tempo troppo improvviso ne rovina irreparabilmente l’effetto.

Nessuna di queste quattro possibilità di esecuzione, scrive poi, è da considerarsi assurda.

Tuttavia l’esecutore deve tener conto di ciò che viene prima e dopo il passaggio, per trovarne il giusto grado di esecuzione. Specialmente il Ritardando richiede una colta sensibilità e molta esperienza, per saperlo estendere senza stancare l’ascoltatore.

Se lo stesso passaggio dovesse ripetersi in parti differenti dello stesso brano, allora l’esecutore non ha solo la scelta, ma anche il dovere di usare maniere esecutive differenti, per evitare monotonia.

Giuseppe Mariotti e Gabriele Riccobono

Riferimenti

La copia della Pianoforte-Schule op.500 di Czerny utilizzata è presso la Biblioteca di Stato di Berlino.

Dell’adozione di queste e altre prassi storiche in Beethoven tratteremo a Vienna il 28 marzo 2020 all’Eroica-Saal (Lobkowitz Palace), nell’ambito del seminario “Le sonate per pianoforte di Beethoven: prassi esecutive e fonti originali“.

Per info e iscrizioni: info@beethovenautentico.com o https://assistenzabeethovenautentico.com