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Carl Czerny sull’uso del metronomo di Mälzel

Il capitolo della Pianoforte-Schule di Carl Czerny dedicato al metronomo di Johann Nepomuk Mälzel, dall’originale tedesco (ed. Diabelli, vol.3, pagg.48-50). Contiene (anche) una delle tante smentite di quella congettura sui tempi “doppi” di recente tornata di moda. Gli esempi musicali, per la miglior definizione delle immagini, sono dall’edizione Richault, pag.43.


Il metronomo di Mälzel, (parliamo naturalmente del tipo migliore, ovvero di quello che segna il tempo in modo udibile)* è una importantissima invenzione degli ultimi anni, e chiunque sappia come avvalersene nel modo appropriato potrà trarne grandi vantaggi.

Un metronomo silenzioso* di Mälzel, 1821 circa. Cortesia del Metropolitan Museum of Art di New York

 Il metronomo ha varie finalità:

  1. Ci permette di individuare direttamente l’esatto tempo inteso dal compositore e di richiamarlo ancora con sicurezza in qualsiasi momento futuro.
  2. Anche il semplice principiante, impiegandolo in modo appropriato e razionale, può acquisire una chiara nozione del corretto andare a tempo.
  3. L’esecutore relativamente avanzato, per mezzo suo, può correggere con sicurezza i comunissimi errori di affrettare o tirare indietro il tempo.
  4. Da ultimo, anche il musicista maturo, per mezzo del metronomo, rinforzerà e darà maggiore sicurezza alla stabilità e all’uguaglianza della sua esecuzione, in particolare nei pezzi con l’accompagnamento di altri strumenti o dell’orchestra.

Molti compositori moderni se ne avvalgono oggi per indicare l’esatto grado di movimento che desiderano, ponendo all’inizio di ogni pezzo i caratteri per questo scopo.

Quando, per esempio, si presenta un’indicazione come M.M. semiminima = 112, si deve far scorrere il triangolo metallico agganciato all’asta verticale, dotata di piccole tacche, finché questo sia allineato sulla scala graduata con il numero 112; quindi, lasciando l’asta libera di muoversi, si dovrà suonare ogni semiminima esattamente con i battiti udibili del metronomo.

Se l’indicazione fosse croma = 112, ogni croma avrebbe la stessa durata; o se dovesse essere minima = 112, ogni minima dovrà avere la stessa velocità. I battiti del metronomo aumentano in rapidità quando scorriamo il triangolo verso il basso. Il numero più in alto (50) è il più lento.**

Dovremmo sempre lasciar battere il metronomo alcune volte prima di iniziare a suonare, così da familiarizzare con la durata delle pulsazioni. Per esempio:

Esempi A e B
Esempi C e D
Esempi E e F
Esempi G e H

Possiamo facilmente intuire che in questo modo si può subito indicare ogni possibile tipo di tempo. Per esempio, alla D il tempo segnato è: minima puntata = 88; l’intera battuta dura quindi solo un battito [einen Schlag] del metronomo; e questo è l’autentico, attuale tempo di Walzer.

A F (Adagio, croma = 92) ogni battuta contiene 8 battiti di metronomo. A G, tre crome per ogni battito. E a H tutte le sei crome vanno assolutamente in un unico battito del metronomo, e così via.

Quando desideriamo far uso del metronomo con i principianti, dobbiamo farlo solo in quei brani che abbiano già imparato a suonare correttamente e senza inciampi. 

L’insegnante deve allora indicare col metronomo quel tempo o grado di movimento che lo studente possa seguire senza difficoltà. Tale tempo potrà essere reso sempre più rapido, selezionando sul metronomo un numero gradualmente sempre più alto, finché l’allievo non arrivi al grado di movimento appropriato.

Non c’è miglior rimedio del metronomo per quella categoria di esecutori, sfortunatamente numerosa, abituati ad affrettare il tempo o a suonare senza alcun riguardo per la misura. In questi casi, si deve avere la pazienza di esercitare per alcuni mesi con l’ausilio del metronomo i pezzi già studiati, e precisamente esercitandosi, all’inizio, con un tempo più lento di parecchi numeri, finché l’orecchio e la sensibilità non si siano abituati alla perfetta simmetria della misura [Zeitmass], che in musica è uno degli elementi più importanti, e finché le dita smettano di scappare involontariamente..

Tra l’altro, nell’uso del metronomo dobbiamo attentamente osservare che non è possibile impiegare quell’esecuzione che consiste nell’introduzione del ritardando e dell’accelerando, dato che il metronomo continuerà sempre a battere con spietata regolarità e precisione.

Quando dunque si presentano abbellimenti che non si possano realizzare a tempo, dobbiamo farli scorrere in maniera sfuggevole, oppure ignorare, durante gli stessi, i battiti del metronomo. Tali passaggi possono essere esercitati con profitto solo mettendo da parte il metronomo.

Quando studiamo un pezzo con il metronomo, bisogna all’inizio suonare vari numeri più lenti [del tempo indicato].

Così, per esempio, se il brano indica semiminima = 138, si suona all’inizio alcune volte a 116, poi altre volte a 120 e così via, numero dopo numero, finché alla fine non si sappia eseguire comodamente a 138.

Il metronomo, durante l’uso, deve sempre essere su un piano perfettamente liscio, mai inclinato né storto, dato che altrimenti i battiti diventerebbero disuguali.


*Oltre al tipo di metronomo a cui siamo abituati, veniva allora commercializzato un modello silenzioso, privo della caratteristica “piramide”. Vedi foto sopra.

**I primi metronomi commercializzati da Mälzel avevano una scala graduata da 50 a 160, come evidente dal brevetto londinese originale del 1815.


A cura di Giuseppe Mariotti e Gabriele Riccobono

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