Un errore comune nel finale della Prima sinfonia?

By | 16/03/2019

Torniamo a occuparci di un probabile errore in cui continua (involontariamente) a cadere il 99% degli interpreti che lavora sulla Prima sinfonia di Beethoven.

Alla batt.246 del finale è infatti normale suonare un f improvviso sul battere, seguendo la quasi totalità delle edizioni.

Se però osserviamo attentamente l’unica fonte originale della sinfonia (la prima edizione delle parti staccate Hoffmeister & Künel, 1801/2) troveremo solide ragioni per mettere in discussione questa lettura.

La particolare posizione della dinamica sulla fonte originale

A prima vista è tutto come al solito: f improvviso sul battere di 246.

Ma, a ben guardare, l’indicazione qui è posta tra il mi e il do, non sul battere.

Sfogliando l’edizione ti accorgera che indica le dinamiche quasi sempre con leggero anticipo, ossia a sinistra della prima nota a cui si riferiscono.

È un tratto caratteristico di molti lavori del periodo — dovuto, potrebbe sembrare, a mere ragioni di spazio

ma che si ritrova frequentemente (ora più, ora meno marcato) anche quando l’allineamento verticale è invece possibile.

Ecco perché il f posto tra le due note a batt.246 si riferisce probabilmente al do che lo segue, non al mi come vuole l’uso consolidato.

Possiamo cioè leggere il passo in questo modo;

per le ragioni che sto per illustrarti, è però sensato ipotizzare che Beethoven volesse qualcosa di ancora diverso.

Uno o due “giri” di stampa? La correzione di Beethoven

Restiamo sulla parte del primo violino, ma prendendo stavolta la batt.166 (tra un istante ti spiego perché).

Osserva attentamente il carattere con cui è stato inciso questo f

e confrontalo con quello della nostra batt.246.

Come vedi sono diversi; il primo (b.166) fu infatti inserito in un secondo momento, plausibilmente su richiesta di Beethoven.

Dopo aver visionato la prima stampa delle parti (novembre 1801) Beethoven chiese infatti delle correzioni che portarono alla seconda stampa dell’edizione originale (dicembre 1801 – gennaio 1802).

Ora, cosa c’entra tutto questo col f di batt.246?

Per capirlo dobbiamo cercare di rispondere a un’altra domanda.

Cosa voleva correggere Beethoven?

Il punto è questo: a che pro far inserire un f a 166 alla sola parte dei primi violini, mentre tutte le altre parti coinvolte hanno p?

L’anomalia è sospetta; esiste un modo semplice di spiegarla?

Jonathan Del Mar ha proposto un’ipotesi interessante.

L’ipotesi di Del Mar

Immaginiamo Beethoven che, correggendo la prima stesura dell’edizione originale, trova un errore a batt.246: il f stampato al posto sbagliato.

Scrive quindi all’editore qualcosa del genere, come suo solito:

“Attenzione a batt.264! Il f del primo violino deve riferirsi al sol. Per favore, corregga le lastre inserendo il f sotto al sol.”

A questo punto, l’incisore inserisce il f richiesto sotto al sol, ma…

…nella misura sbagliata! — a 166 invece che a 246.

Svista più che comprensibile, se pensiamo che le due battute sono quasi identiche.

Si tratta, è chiaro, di una semplice congettura, ma compatibile col quadro di riferimento attuale — naturalmente andrà vagliata quando altre fonti originali oggi smarrite saranno (speriamo) rinvenute.

A renderla verosimile è anche la quantità (e la tipologia) di errori nelle parti di Hoffmeister & Künel, di cui Del Mar scrive:

“Il grado di errori è talmente alto che alcune caratteristiche essenziali del testo (…) sono in molti casi completamente oscurate (…) solo le pure e semplici note sono più o meno corrette.

Troviamo un significativo numero di dinamiche omesse o poste nella battuta sbagliata, legature mancanti o anche aggiunte in modo abbastanza gratuito, errori davvero vistosi, come p invece di f, legato al posto di stacc…”

Come suona?

Se l’ipotesi della svista si rivelasse corretta, il passo apparirebbe così:

chiaramente ci sono altre letture percorribili, come quella presentata da Clive Brown nella sua edizione urtext.

Quella (ri)vista oggi insieme ha però il vantaggio di essere più semplice, limitandosi a

  • togliere il f da batt.166
  • spostarlo sotto al sol di batt.246

Ecco come suona in mano ai Berliner Philharmoniker con il sempre coraggioso Sir Simon Rattle.

Al di là che tu scelga di adottarla o meno, mi è parso essenziale tornare a parlare del problema.

A differenza di molti, penso infatti che ogni musicista abbia tutto il diritto di sapere se ci sono possibili errori in una lettura tradizionale.

L’obiettivo di Beethoven Autentico è appunto quello di ridarti il pieno controllo sulle tue scelte interpretative, in modo che tu non debba più fidarti ciecamente di questa o quella “autorità”.

Anche perché, come ripeto sempre, l’unica autorità su Beethoven è Beethoven.

Gabriele Riccobono



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