Un errore comune nel finale della Prima sinfonia?

Torniamo a occuparci di un probabile errore in cui continua (involontariamente) a cadere la maggioranza dei musicisti che lavorano sulla Prima sinfonia di Beethoven.

Alla batt.246 del finale è normale suonare un f improvviso sul battere, seguendo la quasi totalità delle edizioni.

Se però osserviamo attentamente l’unica fonte originale della sinfonia (la prima edizione delle parti staccate Hoffmeister & Künel, 1801/2) troveremo solide ragioni per mettere in discussione questa lettura.

La particolare posizione della dinamica sulla fonte originale

A prima vista è tutto nella norma: f improvviso sul battere di 246.

Ma, a ben guardare, l’indicazione è tra il mi e il do, non sul battere.

Sfogliando l’edizione ti accorgerai che pone le dinamiche quasi sempre con leggero anticipo, ossia a sinistra della prima nota a cui si riferiscono.

È un tratto caratteristico di molti lavori del periodo — dovuto, potrebbe sembrare, a mere ragioni di spazio

ma che si ritrova frequentemente (ora più, ora meno marcato) anche quando l’allineamento verticale sarebbe invece possibile.

Ecco perché il f tra le due note a batt.246 si riferisce probabilmente al do che lo segue, e non al mi come vuole l’uso consolidato.

Possiamo cioè leggere il passo in questo modo;

Ma, a mio avviso, non è ciò a cui pensava Beethoven.

Vediamo perché.

Uno o due giri di stampa?

Restiamo sulla parte del primo violino, ma spostandoci stavolta alla batt.166.

Osserviamo il carattere con cui è stato inciso questo f

e confrontiamolo con quello della batt.246.

Come vedi, sono diversi; il primo (b.166) fu infatti inserito in un secondo momento, plausibilmente su richiesta di Beethoven.

Dopo aver visionato la prima stampa delle parti (novembre 1801) Beethoven aveva chiesto delle correzioni che avrebbero portato alla seconda stampa dell’edizione originale (dicembre 1801 – gennaio 1802).

Cosa ha a che fare tutto questo col f di batt.246?

Per capirlo dobbiamo rispondere a un’altra domanda.

Cosa voleva correggere Beethoven?

Il punto è questo: a che pro far inserire un f a 166 alla sola parte dei primi violini, mentre tutte le altre parti coinvolte hanno p?

L’anomalia è sospetta; Jonathan Del Mar ha proposto un’ipotesi interessante per spiegarla.

Immaginiamo Beethoven che, correggendo la prima stesura dell’edizione originale, trova un errore a batt.246: il f stampato al posto sbagliato.

Scrive quindi all’editore qualcosa del genere, come suo solito:

“Attenzione a batt.264! Il f del primo violino deve riferirsi al sol. Per favore, corregga le lastre inserendo il f sotto al sol.”

A questo punto, l’incisore inserisce il f richiesto sotto al sol, ma…

…nella misura sbagliata — a 166 invece che a 246.

Svista più che comprensibile, se pensiamo che le due battute sono quasi identiche.

Si tratta, è chiaro, di una semplice congettura, ma compatibile col quadro di riferimento attuale — naturalmente andrà vagliata quando altre fonti originali oggi smarrite saranno rinvenute.

A renderla verosimile è anche la quantità (e la tipologia) di errori nelle parti di Hoffmeister & Künel, di cui Del Mar scrive:

“Il grado di errori è talmente alto che alcune caratteristiche essenziali del testo (…) sono in molti casi completamente oscurate (…) solo le pure e semplici note sono più o meno corrette.

Troviamo un significativo numero di dinamiche omesse o poste nella battuta sbagliata, legature mancanti o anche aggiunte in modo abbastanza gratuito, errori davvero vistosi, come p invece di f, legato al posto di stacc…”

Come suona

Se l’ipotesi della svista si rivelasse corretta, il passo apparirebbe come segue:

chiaramente ci sono altre letture percorribili, come quella presentata da Clive Brown nella sua edizione urtext.

Quella (ri)vista oggi insieme ha però il vantaggio di essere più semplice, limitandosi a

  • togliere il f da batt.166
  • spostarlo sotto al sol di batt.246

Ecco come suona in mano ai Berliner Philharmoniker con Sir Simon Rattle.

Al di là che si scelga di adottarla o meno, mi è parso essenziale tornare a parlare del problema.

Penso infatti che ogni musicista abbia il diritto di conoscere i possibili errori di una lettura tradizionale.

L’obiettivo di Beethoven Autentico è appunto quello di ridarti il pieno controllo sulle tue scelte interpretative, in modo che tu non debba più fidarti ciecamente di questa o quella “autorità”.

Gabriele Riccobono