Due errori da evitare nella Sonata op.109

By | 07/01/2018

L’edizione originale della Sonata op.109 (Schlesinger, 1821) riporta l’inizio della quarta variazione in modo diverso da quello, derivato dal manoscritto di Beethoven, a cui siamo abituati.

Qual è la versione corretta?

Non è raro che un’edizione autorizzata e supervisionata dal compositore, venendo per ultima, ne rappresenti meglio le intenzioni finali rispetto all’autografo.

A volte però – ed è uno dei due casi di cui ci occuperemo – la differenza è più plausibilmente data da omissioni o errori dell’incisore.

È importante ricordarlo sempre, considerata la facilità con cui si ha oggi accesso alle edizioni originali;  eviteremo così di prendere per autentico ciò che non lo è (capitò, come vedremo, a Liszt).

Ti parlerò poi di un secondo errore (che coinvolge stavolta Alfredo Casella) analizzando una nota controversa nello stesso movimento della Sonata.

Autografo vs Edizione originale: legare il Si o ribatterlo?

Siamo abituati a vedere la prima nota della quarta variazione come continuazione della precedente, come da manoscritto (pag.28, batt.96-97):

Beethoven_autografo_109

Ossia, al netto delle cancellature:

Beethoven_109

Se però un pianista decidesse di consultare uno degli esemplari dell’edizione originale reperibili in rete, ecco cosa si troverebbe davanti (pag.15):

Beethoven_109_schlesinger

Basandoci solo su queste due fonti, potremmo pensare che a rimuovere la legatura sia stato lo stesso Beethoven: non era forse solito operare revisioni di questo tipo prima di andare in stampa?

Ipotesi 1: “Beethoven ha tolto la legatura, il Si va ripetuto”

Dovrebbe in questo caso esistere (o essere esistita) una lista di correzioni, inviata a Schlesinger, con la nuova indicazione: “il Si a batt.91 va ripetuto, faccia cancellare la legatura.”

Ma è proprio cercando l’eventuale conferma di questa ipotesi che ci imbattiamo nelle prove della sua infondatezza…

Evidenze decisive dalle liste di correzioni

Il 13 novembre 1821 Beethoven scrisse all’editore a proposito della Sonata:

“…mi sono scordato di mardarLe un elenco di altri errori da me scoperti.

Il mio consiglio, e La prego di seguirlo esattamente, è che Lei mandi questo elenco di errori in tutti i luoghi in cui ha spedito delle copie, e anzi al più presto, dando ordine di correggere le copie con l’inchiostro di China prima di metterle in circolazione, è il modo più semplice di sistemare la questione.

La prego, La prego, La prego, segua questo consiglio in modo che l’opera possa uscire come si deve.”

Alla lettera è allegato uno dei due elenchi di errata conservatisi fino ad oggi, che riporta:

“Battuta 33 [in realtà la 32 della terza variazione]
Si deve inserire una legatura tra l’ultima nota Si e la prima nota Si della variazione 4 (…)”

La correzione compare anche nella lista successiva, e come suggerito da Beethoven fu integrata a mano laddove possibile, come testimonia la copia dell’edizione originale C 109/3 conservata a Bonn:

Schlesinger_109_corretta

Sulla base di queste evidenze mettiamo allora da parte la precedente ipotesi (“il Si va ripetuto”) per formularne una nuova…

Ipotesi 2: “Beethoven ha confermato la legatura, il Si non va ripetuto”

Durante l’incisione delle lastre l’addetto della casa editrice potrebbe aver dimenticato la legatura per distrazione (nella lettera citata Beethoven aggiungeva: “La prego di far correggere questi errori sulle lastre, s’intende, laddove risulta chiaramente che l’incisione non è esatta“).

Ad ogni modo, il complesso degli elementi noti porta a preferire l’esecuzione legata, scartando la lezione (la variante senza legatura) dell’edizione originale.

Un errore da evitare

L’errore in cui saremmo incorsi se ci fossimo limitati a prendere in considerazione solo (o soprattutto) la prima edizione della Sonata, senza analizzare le fonti nel loro insieme, è evidente.

Avremmo finito col distorcere l’idea di Beethoven, come Liszt nella sua edizione dell’op.109 (Wolfenbüttel, 1857):

Liszt_edizione_109

A parte l’aggiunta impropria dei segni di staccato a batt.96 e della successiva legatura alla mano sinistra, Liszt ripete il Si (seguendo forse Schlesinger o un’edizione derivata).

Nella scelta potrebbero essere intervenute anche altre considerazioni.

Ad esempio, la volontà di evidenziare la derivazione di questa cellula dal basso del Tema, isolandola (cfr. Reinecke, p.116):

Tema variazione 4

O ancora, un tipico vizio dei revisori: l’uniformazione di passi simili

(dato che quando il motivo in sedicesimi si ripresenta, ad esempio a batt.99, non c’è legatura e la prima nota va stavolta inequivocabilmente percossa…).

E questo ci porta al secondo errore di cui ho promesso di parlarti all’inizio dell’articolo.

La diesis o La naturale?

Siamo ancora nella terza variazione della Sonata op.109.

Confrontiamo tra loro le misure 83 e 91:

La_109_83-91

Come avrai notato, si tratta di un contrappunto doppio all’ottava dove il La perde, quando riproposto a batt.91, l’alterazione che lo accompagnava a 83.

A questo proposito Alfredo Casella, nella sua edizione della Sonata (Ricordi, 1920), scrive:

Casella_Beethoven_109

“Logicamente, stando a ciò che si trova alla mano destra alla diciannovesima battuta della medesima variazione, dovremmo avere qui: [La#] ecc. L’esecutore sceglierà secondo il proprio sentimento.”

L’analisi delle fonti originali ci dice però che Beethoven segnò il diesis solo la prima volta (l’edizione di Schlesinger segue in questo caso fedelmente il manoscritto):

op_109-autografo

Siamo di fronte a un altro caso in cui uniformare ciò che sulle fonti è diverso non sembra la scelta più sensata.

Perché?

Due ipotetiche obiezioni

Ipotesi 1: “Beethoven ha dimenticato il diesis del La di batt.91”

Abbiamo visto poco fa come gli errori e le sviste durante il processo editoriale fossero tutt’altro che rari.

Lo confermano le corpose liste di correzioni approntate da Beethoven per questa Sonata – liste che però non fanno alcun riferimento alla presunta omissione del diesis a batt.91.

Un silenzio ancora più significativo se si pensa che ben 8 delle 17 correzioni allegate alla lettera del 13 novembre riguardano appunto alterazioni mancanti nel corpo delle variazioni.

Dato che

  • Beethoven ha individuato e corretto (a più riprese) molteplici errori
  • nessuno riguarda batt.91

sembra poco plausibile parlare di una dimenticanza.

Ma se il diesis manca per scelta volontaria, non potrebbe allora essere stato, semplicemente, sottinteso?

Ipotesi 2: “Beethoven ha sottinteso il diesis del La di batt.91”

Le misure 89-96 sono equivalenti alle batt.81-88, con basso e soprano invertiti; non è dunque impensabile che Beethoven abbia dato l’alterazione per scontata.

In quel caso, però, non dovrebbero esserci neppure le altre, che invece sono accuratamente annotate – il Si# alla mano destra proprio sopra il La, ad esempio:

109_batt.91

Anche questa ipotesi, come la precedente, appare dunque al momento molto debole.

Cosa resta?

“Hoc volo, sic iubeo”

Mi perdonerà Giovenale l’uso improprio dei suoi versi, ma “Voglio ciò [che ho scritto]” mi sembra in conclusione la spiegazione più probabile che potremmo sentirci dare da Beethoven, in questo caso.

  • Ha scritto La, non La#
  • pur avendo corretto in lungo e in largo l’edizione originale, non fa alcun riferimento a errori per batt.91
  • se si trattasse dell’omissione volontaria di un’alterazione data per scontata, perché non adottare la stessa prassi per le altre alterazioni?

Per di più il La naturale ha perfettamente senso, armonicamente parlando, come sottolineava già Hans von Bülow nella sua edizione della Sonata:

Bulow_109

Stando così le cose, un compositore più recente avrebbe forse preferito eliminare ogni ambiguità aggiungendo un bequadro di cortesia davanti al La di batt.91.

Ma ci avrebbe anche tolto tutto il divertimento.

 

Gabriele Riccobono
riccobono[at]beethovenautentico.com

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Riferimenti

Beethoven, Ludwig van

  • Sonate für das Hammerklawier [op.109], seconda stesura del manoscritto autografo; Washington, Library of Congress
  • Sonate für das Pianoforte (…) 109ts Werk, edizione originale Schlesinger, Berlino, 1821 [n. lastra 1088]. Esemplari online: Ira F. Brilliant Center for Beethoven Studies, San José State University; Bonn, Beethoven-Archiv (copia con correzioni manoscritte in inchiostro)
  • Lettera all’editore Adolph Martin Schlesinger, 13 novembre [1821]; Londra, British Library (contiene una lista di correzioni per l’op.109). Traduzione italiana di Luigi Della Croce in Ludwig van Beethoven. Epistolario 1817-1822, ed. Skira, Milano, 2002
  • Abbozzo di un elenco di errori per l’edizione originale dell’op.109, 14 novembre (?) 1821; Berlino, Staatsbibliothek
  • Sonaten für das Pianoforte Solo (…) unter Revision von Franz Liszt, vol.2, ed. Holle, Wolfenbüttel, 1857 (a cura di Franz Liszt)
  • Sonaten und andere Werke für das Pianoforte, vol.5, ed. Cotta, Stoccarda, 1871 (a cura di Hans von Bülow)
  • Sonate per pianoforte – nuova edizione critica, riveduta e corretta da Alfredo Casella, vol.2, ed. Ricordi, Milano, 1919-1920 (a cura di Alfredo Casella)

Reinecke, Carl

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