Perché Beethoven Autentico?

Caro beethoveniano, benvenuto.

Mi chiamo Gabriele Riccobono e sono il fondatore e il responsabile di Beethoven Autentico.

Cos’è Beethoven Autentico?

Beethoven Autentico™ è il primo servizio di consulenza su fonti e prassi esecutive beethoveniane, dedicato ai musicisti che vogliono proteggersi da edizioni inattendibili e tradizioni infondate.

Mi spiego meglio.

Ti è sicuramente capitato di imbatterti in significative discrepanze tra le varie edizioni e prassi esecutive di uno stesso brano.

  • Se nella stessa identica battuta una urtext riporta un Re e un’altra un Sib (esempio reale dalla Sinfonia n.9, I, batt.81)
  • Se di fronte alla stessa identica indicazione (ad esempio una semplice legatura su una scala di ottave, come nel finale dell’op.53) alcuni “vedono” un glissando e altri no

come possiamo capire cosa intendeva Beethoven?

Quali erano le sue intenzioni? 

È possibile, almeno in parte, ricostruirle?

Ci sono due aspetti da tenere in considerazione.

La corruzione dei testi

In un processo in corso ormai da due secoli, errori, ritocchi e adattamenti hanno progressivamente corrotto, sovrascritto il testo musicale ultimato da Beethoven.

Significa che oggi, per parafrasare Barry Cooper, non abbiamo sul leggio ciò che ha scritto Beethoven, ma ciò che ha scritto Beethoven modificato da qualcun altro:

“Le intenzioni originali del compositore sono state corrotte nel tempo (…) Quando un testo è corrotto, mette una barriera che non dovrebbe esserci tra il compositore e l’ascoltatore. Non stai ascoltando una sonata di Beethoven, ma una sonata di Beethoven adattata da qualcun altro.”

Barry Cooper, Manchester University

La perdita di parte del significato originario

Può sembrare superfluo ricordarlo, ma Beethoven, da musicista della sua epoca, utilizzava indicazioni che potevano allora avere un significato completamente diverso da quello che oggi hanno per noi.

“Noi scriviamo in modo diverso da come eseguiamo…”

diceva François Couperin nel suo celebre L’Art de Toucher le Clavecin (1717).

Interpretare in modo “letterale” ciò che vediamo scritto in autori come Beethoven è pericoloso, ci allontana (senza che ce ne rendiamo conto) dal risultato che il compositore si aspettava.

La musica di Beethoven può infatti prevedere alcune “modifiche convenzionali” da apportare durante l’esecuzione.

Siamo nel campo delle cosiddette prassi esecutive storiche:

  • il prolungamento in certi casi della prima nota sotto una legatura
  • l’esecuzione stretta di alcuni ritmi puntati
  • la loro assimilazione a terzina
  • ecc.

Le criticità non si fermano qui, ma avremo presto modo di riparlarne.

Riassumendo, ci troviamo in questa situazione:

L’obiettivo è allora quello di riconquistare il quadrante in alto a destra della nostra mappa:

Sono convinto che solo avendo il pieno controllo sul grado di attendibilità dei testi e delle prassi sia possibile un’interpretazione veramente libera e consapevole.

Oltre ai miei, qui troverai gli articoli di due famosi colleghi ed esperti beethoveniani che abbiamo il piacere di ospitare qui per la prima volta in Italia:

  • Jonathan Del Mar, autore per Bärenreiter di edizioni che stanno aprendo nuove prospettive nel mondo dell’interpretazione beethoveniana
  • Norbert Gertsch, direttore editoriale della casa editrice G. Henle Verlag, e co-autore del nuovo catalogo completo delle opere di Beethoven e della nuova edizione delle sue Sonate per pianoforte

Col tempo conoscerai molti degli altri compagni di viaggio che, magari da dietro le quinte, svolgono attività essenziali per la nostra ricerca.

Nel frattempo, ti do a nome di tutta la squadra il nostro più caloroso benvenuto.

Gabriele Riccobono

Se hai dubbi, domande o curiosità, i miei collaboratori ed io siamo a tua disposizione nel gruppo di approfondimento su Facebook: https://www.facebook.com/groups/TorniamoaBeethoven

6 commenti
  • Rispondi Marcello Bufalini

    26/08/2016, 16:00

    Questo blog è imprescindibile per chi sia interessato ad avvicinarsi in modo consapevole ai problemi testuali ed esecutivi della musica beethoveniana.

  • Rispondi Guido Salvetti

    30/06/2019, 9:57

    Quasi non ci credo che su un blog possano esserci contenuti così affidabili e intelligenti. E utili a chi, sulle Sonate di Beethoven, sta lavorando intensamente …
    Grazie

  • Rispondi Mario Valsecchi

    08/07/2019, 20:53

    Buongiorno, grazie per l’opportunità che offrite di ragionare insieme attorno alle problematiche che la musica di Beethoven pone a noi interpreti. Vorrei sottoporvi una piccola questione riguardante il secondo movimento della quinta sinfonia alla batt. 5. Il do semicroma dopo il la croma puntata deve subire la “normalizzazione” nel contesto in cui si trova ed essere eseguito come una biscroma a seguito di un doppio punto o mantenere la durata precisamente espressa dal segno? Esprimersi come un retaggio della prassi barocca o significare pienamente l affermarsi di un, sia pur fugace, riposo nel fluire della frase? Grazie. Mario

    • Rispondi Gabriele Riccobono

      08/07/2019, 23:16

      Grazie mille, Mario! Ho affrontato la questione per il Conservatorio di Venezia nel 2017 e ciò che posso dirti è che l’ipotesi che riteniamo più probabile rispetto al quadro delle conoscenze attuali (e limitatamente a questo caso specifico) è la non “normalizzazione”. Esistono comunque testimonianze, come saprai certamente, anche dell’altra lettura. Ad esempio – le cito per i lettori – l’esecuzione diretta da Richard Strauss nel 1928 https://youtu.be/apSQNLgcH3E?t=6m o ciò che scrive Norman Del Mar: “Una delle caratteristiche più rilevanti del movimento è la differenziazione tra note brevi, come nel caso della semicroma di batt.5 che una volta era comunemente suonata come biscroma.” Se ti va di approfondire insieme questo o altri aspetti, scrivimi quando vuoi tramite https://assistenzabeethovenautentico.com e fissiamo un appuntamento! Un carissimo saluto, Gabriele

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