Il Grave della Patetica va ripetuto?

By | 20/04/2016

È corretto, come sostengono alcuni studiosi e interpreti, ritenere autentica la ripetizione del Grave della Patetica?

Mentre l’altro giorno riascoltavo un’esecuzione di Zimerman, nota appunto per l’adozione di questa prassi (video sotto al min. 3:24)

la mia attenzione è finita per caso su uno dei commenti su YouTube:

“Se ripete l’esposizione dal Grave, deve esserci una valida ragione. Forse ha scoperto che questa era la/una maniera in cui Beethoven lo voleva eseguito.”

Zimerman Comment

Sull’edizione originale della sonata (unica fonte sicuramente riconducibile a Beethoven oggi nota) il ritornello inizia però dall’Allegro – come del resto sembra sapere anche chi ripete il Grave.

Come Sir Andras Schiff, che scrive:

“Seguendo Rudolf Serkin e Charles Rosen, ripropongo anche il Grave nella ripetizione dell’esposizione. Penso che ciò rispetti la volontà di Beethoven, anche se nella prima edizione la ripetizione riguarda solo l’Allegro; l’autografo purtroppo è andato perduto.”

Deve allora esserci un altro motivo che porta a considerare originale questa scelta, viene da pensare.

E di cosa si tratti ce lo lascia intendere Rosen:

“Si è sostenuto che la ripetizione dell’esposizione  del primo movimento debba comprendere anche il Grave introduttivo, e Rudolf Serkin lo eseguiva così.

Non possiamo risolvere la questione consultando il manoscritto perché è andato perduto.

Nella prima edizione, l’attacco dell’ Allegro molto e con brio è preceduto dalla doppia linea verticale con i puntini, che normalmente indica una ripetizione: stranamente, però, qui i puntini non sono i consueti due, bensì quattro.

Questo ha un significato?”

In effetti l’edizione originale (Hoffmeister, 1799) ha un segno di ripetizione con quattro punti anziché due:

Op.13 Hoffmeister

Vienna, Österreichischen Nationalbibliothek – S.H. Beethoven 56

Il problema è che, a differenza di quello che credeva il musicologo americano, la cosa non è un’anomalia e, soprattutto, non indica l’inclusione del Grave nel ritornello.

L’errore di Rosen

È vero, sugli autografi “maturi” di Beethoven riscontriamo solitamente la grafia con due soli punti, come nell’Allegro finale della Quinta sinfonia.

Ritornello autografo sinfonia n.5

Ci sono però alcune varianti, come nel terzo tempo dell’op.109.

op.109 Ritornello

Washington, Library of Congress

Soprattutto la produzione giovanile presenta, com’è naturale, instabilità e varietà maggiori nella notazione.

Nell’autografo della riduzione per pianoforte del Ritterballet (1791) Beethoven usa sia la soluzione con due punti che quella con tre,

Ritterballet, ritornelli (autografo)

quattro nei WoO 36 e 37:

Beethoven, Riternelli autografo WoO 36

Quartetto WoO 36 n.1 (1785)

L’alternanza e la reciproca intercambiabilità di queste soluzioni è evidente anche nella prassi dei copisti e degli editori dell’epoca, che utilizzavano indifferentemente due, tre, quattro o più punti.

Così ad esempio nelle Sonate WoO47, edite da Bossler nel 1783, l’incisore, forse ricalcando il manoscritto oggi perduto, usa tre punti:

Beethoven_woo47_ritornello

Nella copia delle parti della Quinta sinfonia preparata da Klumpar nel 1808, conservata a Praga, il ritornello all’inizio del Finale viene spostato dalla prima alla seconda misura (Beethoven era solito operare revisioni continue, come vedremo) e indicato con quattro punti, diversamente dall’autografo visto prima.

Klumpar

I quattro punti compaiono in moltissime edizioni originali di opere beethoveniane, dalle Sonate op.2 n.2 (Artaria, 1796) all’op.14 n.1 (Mollo, 1799) e così via.

Op.2 n.2 e Op.14n

Può essere interessante osservare il finale della sinfonia in Do maggiore, che, come la Patetica, presenta un’introduzione lenta prima del segno di ripetizione.

Ecco la parte dei bassi nella seconda stampa della prima edizione (Bureau de Musique, 1801):

Sinfonia 1 ritornello

Londra, Royal College of Music

È chiaro, nessuno includerebbe nel ritornello della sinfonia anche l’introduzione: a differenza di quanto ipotizzato da Rosen, ci troviamo davanti a semplici (e perfettamente normali) varianti grafiche dello stesso segno.

I ritornelli con quattro (o più) punti sono in effetti presenti almeno dal primo Settecento; in Musicalischer Trichter (1706) di Fuhrmann, un allievo di Buxtehude portato alla mia attenzione dall’amico Sergio Mirabelli, si legge:

Trattato_Fuhrmann

Volendo infine citare uno degli infiniti esempi esterni a Beethoven, ecco un passo dalla sinfonia in Mi maggiore di Giuseppe Sarti:

giuseppe-sarti

In breve, non ci sono ragioni fondate per sostenere la tesi di una semantica diversa dietro a ritornelli con più di due punti, tanto nella Patetica quanto altrove.

Due ulteriori ragioni per non ritornellare il Grave

Esistono altre evidenze per considerare non autentica la scelta di ripetere il Grave?

Almeno due.

(1) Una recensione della Patetica datata 6 agosto 1807 riporta:

“Grand Sonate Pathétique pour le Clavecin ou Piano-forte (..) La Sonata è in do minore e comincia con un Grave dal carattere sublime che risolve in un infuocato Allegro di molto. Il Grave ritorna due volte e solo per poche battute“.

L’anonimo cronista del Zeitung für die elegante Welt ci conferma dunque che nelle esecuzioni dell’epoca il Grave veniva eseguito

  • solo due volte (non tre, come succederebbe includendolo nel ritornello)
  • solo per poche battute (ovvero gli interventi di batt.133 e 295)

(2) Sulle lastre per l’edizione Hoffmeister il ritornello fu evidentemente aggiunto in un secondo momento, come si deduce dallo spazio inappropriato riservatogli dall’incisore:

Patetica

Anche se l’autografo è andato perso, sulla base di ciò che conosciamo delle prassi editoriali dell’epoca possiamo immaginare la prima edizione come il punto di arrivo di un processo in quattro fasi:

Processo editoriale

(A) Manoscritto Autografo di Beethoven

(C) Copia per l’editore

(L) Incisione delle Lastre

(S) Stampa (edizione originale: Hoffmeister 1799)

L’esistenza di (C) nel nostro caso è solo presunta, dato che lo stesso autografo potrebbe essere servito direttamente come “base” per l’incisione (Stichvorlage).

Ora, come dicevamo, nella prima versione delle lastre il ritornello non compariva: venne aggiunto nel poco spazio rimanente solo in una seconda fase, prima di andare in stampa.

Beethoven deve aver chiesto la correzione all’ultimo momento, cosa che non era per nulla insolita nel suo modo di lavorare (avevamo già scritto di un caso simile).

Perché introdurre il ritornello a lastre già pronte?

È possibile che volesse prevenire i possibili fraintendimenti causati dall’inusuale ritorno del Grave a b.133 e 295, in una sorta di “attenzione: la ripetizione comincia qui e non a batt.1”?

È solo una supposizione, ma resta la spiegazione più semplice in base alle informazioni note.

Ad ogni modo, ciò di cui siamo sicuri al momento è che l’aggiunta è autentica e che il ritornello originale inizia dall’Allegro.

Conclusioni

Per riassumere quanto visto:

  • a differenza di quanto ipotizzato da Rosen, i quattro puntini dell’edizione originale sono una semplice (e normale) variante grafica: il segno indica di ritornellare solo l’Allegro;
  • la recensione del 1807 sembra escludere una ripetizione del Grave iniziale;
  • l’inserimento del ritornello sulle lastre già pronte suggerisce un’aggiunta last minute del compositore, allo stato attuale delle conoscenze mai revocata.

Non emerge dunque, per il momento, alcun motivo fondato per considerare autentica l’inclusione del Grave nella ripetizione della prima parte.

 

Gabriele Riccobono
riccobono[at]beethovenautentico.com

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4 thoughts on “Il Grave della Patetica va ripetuto?

  1. Luca

    Considerando la forma-sonata, il ritornello dal grave non sarebbe un errore strutturale?

    Reply
    1. Gabriele Riccobono Post author

      Ciao Luca!

      Sai, con l’estetica (e discipline affini) mi sembra sempre di avere il carro davanti ai buoi: invece di osservare i dati e poi interpretare, si finisce per fare il contrario…

      Nel nostro caso vediamo che non esistono elementi concreti per ripetere il Grave (non più di quelli che ci sono per dire che i corvi sono bianchi, almeno) per cui la questione si risolve da sé.

      Che poi questo risultato concordi con quello di ragionamenti estetici e formali… meglio ancora 😉

      Il punto però è che se domattina trovassimo un’indicazione successiva di Beethoven, ad esempio una lettera in cui scrive (invento): “Ah, qui ho inserito il ritornello dall’Allegro, ma adesso ho cambiato idea e lo vorrei dal Grave” allora sarebbe nostro dovere ribaltare le conclusioni attuali.

      Il vantaggio dei metodi induttivi rispetto all’estetica è anche in questo.

      P.S. Argomento correlato: http://beethovenautentico.com/ritornelli-si-o-ritornelli-no-il-caso-dell-eroica/

      Reply

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