8 piccoli enigmi nel “trio” della sonata op.101 | Parte 1: quanto è lungo il levare?

By | 06/09/2018

Il primo di una serie di articoli in cui indagheremo otto punti controversi nella sezione centrale del “Lebhaft. Marschmäßig. Vivace alla marcia” dalla sonata per pianoforte op.101 di Beethoven.

Parte 1: levare di un ottavo o di un sedicesimo?

Le edizioni della sonata op.101 riportano in due modi diversi il levare (batt.54b) di quello che per comodità chiameremo impropriamente “Trio”: talvolta come sedicesimo, talvolta come ottavo.

È il solito data smog che tormenta i musicisti desiderosi di conoscere le aspettative di Beethoven.

Come sempre, cerchiamo di ridurre la nebbia analizzando le fonti originali.

Sulla prima edizione della sonata (S.A. Steiner und Comp., Vienna, febbraio 1817) il levare è di un sedicesimo.

Op.101, Edizione originale Stainer, Trio, batt.54

Questa fonte non può però essere del tutto attendibile: osservandola attentamente, noterai infatti che alla misura 54b (quella contrassegnata come seconda volta) manca una semicroma.

L’incisore deve aver dimenticato il punto dopo la pausa.”viene da pensare.

Il curatore di una delle edizioni di Haslinger (forse lo stesso Carl Czerny) corresse quindi la partitura allungando la pausa e mantenendo il successivo levare di semicroma.

Intervento apparentemente logico, dal momento che, oltre a completare la battuta, rende il levare lungo quanto i precedenti (osservazione pericolosa di cui ci eravamo già occupati qui).

Fu così ripreso in molte pubblicazioni successive: dalla Gesamtausgabe della Breitkopf, alle edizioni critiche di Moscheles, Hans von Bulow, Steingraeber e così via.

Lo stesso nella successiva certamente curata da Czerny (ed. Cocks, Londra).

Czerny, op.101 (Cocks)

Ma esiste un’altra possibilità: se fosse il fa, il levare, ad essere stato per errore inciso troppo corto sull’edizione originale?

Tra i primi a battere questa via, divergente rispetto alla consolidata tradizione editoriale ottocentesca, ci fu Heinrich Schenker (ed. Universal, 1922).

“No, no! Così si perderebbe la logica analogia con ciò che precede! Con la stessa batt.54a, per esempio…”, obietterà qualcuno.

Consultando l’autografo di Beethoven vedremo però che quanto ci sembra logico, stavolta è anche probabilmente sbagliato.

A confermare la lettura à la Schenker troviamo infatti manoscritto un levare di un ottavo preceduto da una pausa coronata dello stesso valore.

Nessun sedicesimo.

Certo, Beethoven potrebbe aver cambiato idea in una fase successiva, e l’incisore omesso davvero il punto dopo la pausa; ma nessuna evidenza empirica sostiene al momento questa congettura.

Beethoven ha scritto ciò che ha scritto – e non una, ma due volte.

Infatti, dopo aver indicato il levare (croma) come voce superiore, Beethoven lo sostituì con un nuovo fa, della stessa durata ma stavolta in una parte interna, come la misura seguente.

È un peccato che molte rinomate Urtext continuino a ignorare questo particolare, stampando come se la parte fosse del soprano, per così dire, e non del contralto (lezione ereditata dall’edizione Steiner).

Ad ogni modo, abbiamo un levare di Beethoven chiaramente – e doppiamente – di croma.

Resta però come sempre inteso che l’eventuale scoperta di una nuova fonte, oggi non nota, a sostegno della versione con la semicroma potrebbe rovesciare le conclusioni, che sono sempre da intendere momentanee.

Soprattutto considerato che l’autografo analizzato non fu usato come Stichvorlage (matrice per l’incisione).

La presenza di indicazioni di mano altrui, come la chiave di basso evidenziata in foto, (forse, a giudicare dalla grafia, del copista Wenzel Schlemmer) suggerisce che dev’essere stata fatta una copia, oggi non ancora rinvenuta.

Wenzel Schlemmer, op.101

Potrebbe contenere quella correzione del levare, da croma a sedicesimo, che attualmente non possiamo che considerare nulla più che una congettura.

Ricapitolando

Sappiamo che tra il manoscritto autografo di Beethoven (A) e la prima edizione (E) è probabilmente esistita una copia di un copista (C).

L’esistenza di C è inferita da appunti di mano altrui (il copista) su A, come la chiave di cui sopra (batt.52), e da varie discrepanze tra A ed E.

Dunque, E deriva probabilmente da C.

Problema: su E il levare è di un sedicesimo, ma la battuta è incompleta (manca un altro sedicesimo); su A invece il levare è di croma e la battuta completa.

Spiegazione più semplice: l’incisore che ha preparato E ha sbagliato segnando un sedicesimo al posto di una croma.

Spiegazione meno semplice: è su C che è stato inserito per la prima volta il sedicesimo, per una svista del copista o un ripensamento di Beethoven. Finché l’ipotetica copia C non sarà rinvenuta, questa seconda ipotesi resta una pura congettura.

E quindi?

Tra le due versioni, una certamente di Beethoven (croma, da A) e una dubbia (semicroma, E) al momento non possiamo che scegliere la prima.

Il testo che oggi più probabilmente rispecchia le attese di Beethoven è dunque quello del suo manoscritto: levare (fa) di un ottavo, preceduto da una pausa coronata dello stesso valore.

Del controverso significato di quella corona, parleremo in uno dei prossimi articoli di questa serie sull’op.101.

 

Gabriele Riccobono
info@beethovenautentico.com

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