Friedrich Nietzsche: “Se Beethoven tornasse…”

Si possono alterare i mezzi scelti dal compositore senza alterare l’essenza stessa dell’opera?

Nietzsche at the piano

In un passo di Umano, troppo umano (vol.II, n.126)1 Nietzsche pone indirettamente una questione di fondamentale importanza per gli interpreti di Beethoven: si possono alterare i “mezzi” scelti dal compositore (cambiare ad esempio una dinamica o inserire un tremolo e così via) senza alterare l’essenza stessa dell’opera?

Arte antica e anima del presente

di Friedrich Nietzsche (1886)

Giacché ogni arte diventa sempre più capace di esprimere stati d’animo commossi, delicati, drastici, appassionati, i maestri di poi, viziati da questi mezzi espressivi, di fronte alle opere d’arte del passato provano un senso di disagio, come se agli antichi fossero appunto mancati i mezzi, o forse addirittura alcuni presupposti tecnici, per far parlare chiaramente la loro anima; e pensano di dover correre qui in aiuto – poiché credono all’uguaglianza, anzi all’unità di tutte le anime.

In realtà però l’anima di quei maestri è stata diversa, forse più grande, ma più fredda e più avversa alla seduzione della vitalità: la misura, la simmetria, il disprezzo per il grazioso e il delizioso, una inconsapevole acerbità e mattutina freschezza, uno schivare la passione, come se per essa l’arte dovesse rovinarsi – è questo l’intendimento e la moralità di tutti i maestri antichi, i quali scelsero e diedero vita ai loro mezzi espressivi non a caso, ma necessariamente con la stessa moralità.

Ma compreso ciò si deve forse negare a chi viene dopo il diritto di infondere nelle opere antiche la propria anima?

No, perché solo per il fatto che noi diamo loro la nostra anima esse possono continuare a vivere: solo il nostro sangue fa sì che esse ci parlino.

Una riproposizione veramente “storica” parlerebbe come uno spettro a degli spettri.

I grandi artisti del passato li si onora meno con quella sterile reverenza che lascia ogni nota, ogni parola così come sono state messe, che con efficaci tentativi di aiutarli sempre di nuovo a rivivere.

Certo, se si immaginasse che Beethoven tornasse improvvisamente e che davanti a lui risuonasse una delle sue opere secondo la pienezza di sentimento e l’affinamento dei nervi più moderni, che dan gloria ai nostri maestri dell’esecuzione, probabilmente resterebbe a lungo senza parole, incerto se levar la mano a maledire o a benedire, ma forse alla fine direbbe:

“Ebbene! Questo non è né io né non-io, ma una terza cosa – mi sembra anche qualcosa di giusto, benché non proprio il giusto.

Ma vedete voi quel che fate, dato che in ogni caso siete voi a dover ascoltare – e chi vive ha ragione, dice il nostro Schiller.

Così, tenetevi la ragione e lasciatemi tornare nella tomba.”

Fonte: Friedrich Nietzsche, Menschliches, Allzumenschliches, volume II, n.126, 1886 (trad. italiana di Mirella Ulivieri, Umano troppo umano, 1979)

L’intuizione di Nietzsche

Indipendentemente l’essere favorevoli o meno agli interventi sulle opere del passato, le considerazioni di Nietzsche meritano attenzione, e non solo per il loro innegabile valore storico.

Una sua intuizione in particolare.

Nietzsche nota come un intervento su opere di altre epoche non possa giustificarsi con la (presunta) mancanza di mezzi dei maestri del passato.

Essi non subivano ma sceglievano e predisponevano i loro mezzi espressivi conformemente alla propria, come la chiama Nietzsche, moralità:

“Schivare la passione come se per essa l’arte dovesse rovinarsi – è questo l’intendimento e la moralità di tutti i maestri antichi, i quali scelsero e diedero vita ai loro mezzi espressivi non a caso, ma necessariamente con la stessa moralità.”

L’errore che Nietzsche lucidamente individua è il non considerare le differenti aspirazioni etiche ed estetiche tra “loro” e “noi”.

Senza queste, l’opera d’arte si riduce a una questione puramente tecnica.

Si dice cioè: se Beethoven voleva esprimere ciò che noi ancora oggi vogliamo esprimere, a cambiare tra noi e lui è solo il mezzo.

Dato che oggi abbiamo mezzi espressivi più efficaci nel veicolare quello che supponiamo essere lo stesso contenuto, adattando Beethoven a tali mezzi saremo dunque più fedeli all’idea originale di quanto non lo sia il rispetto letterale del suo segno.

Nietzsche ribalta giustamente questa visione: l’opera non è determinata dai mezzi, ma delle aspirazioni morali ed estetiche dell’artista e della sua epoca (che a loro volta generano i mezzi).

E dunque non si possono alterare i mezzi senza alterare al contempo anche il contenuto dell’opera.

Un esempio concreto

Siamo nell’overture del “Coriolano” alle battute 264-269.

All’indicazione originale di Beethoven ai timpani (nel riquadro rosso in figura)

Wilhelm Furtwängler2 sostituisce ciò che puoi ascoltare qui sotto.

Come fa dire Nietzsche a Beethoven:

“Questo non è né io né non-io, ma una terza cosa.”

§

Riferimenti

  1. Friedrich Nietzsche, Menschliches, Allzumenschliches, volume II, n.126, 1886 (trad. italiana di Mirella Ulivieri, Umano troppo umano, 1979)
  2. Registrazione live con i Berliner Philharmoniker del 27 luglio 1943