Gli uomini di Prometeo: argomento del balletto dai Commentarii di Carlo Ritorni (Milano, 1838)

Commentarii della vita di Salvatore Viganò (1838)

Non essendosi ancora rinvenuta copia del libretto del “Die Geschöpfe des Prometheus”, l’argomento del balletto di Beethoven è spesso ricostruito a partire dalla descrizione che ne diede Carlo Ritorni nei “Commentarii della vita e delle opere di Salvatore Viganò” (1838).

Avendo però Viganò messo in scena nel 1813, alla Scala, un secondo Prometeo con musiche di autori diversi, Ritorni potrebbe secondo alcuni essersi riferito non al lavoro beethoveniano, ma alla successiva produzione milanese.

Altri, per di più, considerano il testo dei Commentarii come l’unico documento a riportare il soggetto del balletto.

Se ciò fosse vero, e se esso descrivesse realmente la rappresentazione scaligera, sull’argomento del balletto di Beethoven e Viganò non avremmo allora nulla di concreto.

Le cose stanno veramente così?

Per quanto riguarda il primo punto, è lo stesso Ritorni a chiarire ogni dubbio:

“A Vienna nel 1799 [Viganò] die’ novella la Clotilde duchessa di Salerno, e sempre in quella città dimorando, inventò poscia: Prometeo…” (pag.27)

(…) vedesi chiaramente questo che chiamerò ancora Il piccolo Prometeo, aver in sè quel germe che sviluppossi poi nel gran Prometeo.” (pag.50)

“Gran Prometeo” a cui i Commentarii dedicano del resto ampio spazio, e che dunque non può essere confuso col viennese.

A indebolire poi il secondo è la comprovata esistenza di altri documenti, tra cui gli schizzi preparatori di Beethoven nel quaderno “Landsberg 7”.

Ne riportiamo di seguito due piccoli estratti insieme al capitolo XXVII del Ritorni.


XXVII. Gli uomini di Prometeo ossia La forza della musica e della danza.

Prometeo, La tempesta

“Incalzato dalla fulminante ira del Cielo, che dà luogo a fragoroso musical preludio…”

“Incalzato dalla fulminante ira del Cielo, che dà luogo a fragoroso musical preludio, vien Prometeo pel bosco correndo verso le sue statue della creta, cui frettoloso accosta al cuore la fiaccola celeste.

Mentr’ egli affaticato, affannato, compita l’ opera, s’ abbandona su un sasso, quelle acquistan vita e muovimento, e diventano in fatto, quali eran in apparenza, un uomo ed una donna (Salvatore stesso e la brava [Maria] Casentini).

[Anche negli appunti di Beethoven le “creature” sono due; a pag.73 del Landsberg 7 si legge: “1. Die zwei S. [Solotänzer; oppure G., Geschöpfe] gehen langsam über die Bühne aus dem Hintergrund.”

Prometeo, schizzi Landsberg 7Ossia: “1. I due S. (solisti, oppure: le due creature) entrano lentamente sulla scena dallo sfondo”]

Prometeo riscuotendosi li guarda con giubilo, li invita a sè con paterno amore, ma non può destare in essi alcun sentimento che mostri uso di ragione: anzi quelli, lasciandosi cader in terra indolentemente, piucchè a lui rivolgonsi ad un’alta pianta: (vorrebbe ciò per avventura indicare quella delle ghiande, che furono indispensabile alimento agli uomini primi)?

[“P. kömmt allmählig zu sich den Kopf gegen das Feld, und geräth in Entzücken wie er seinen Plan so gut gelungen sieht er freut sich hierüber unausprechlich steht auf und winkt den Kindern stille zu stehen.”

Prometeo, Landsberg 7

Ossia: “2. “P. gradualmente si rianima, la testa contro il terreno, ed è deliziato nel vedere che il suo piano ha una buona riuscita, di ciò si rallegra, si alza e fa cenno ai bambini di fare silenzio.]

Ritorna egli alle carezze ed alle persuasive, ma coloro che di uomini non hanno la miglior parte, la ragione, non intendono le sue parole, e sen’ infastidiscono, e coll’inetto loro aggirarsi tentano andar più lunge.

Dolente il Titano prova ancor le minaccie, e nulla giovando, sdegnato pensa perfino a dover distruggere quell’opera sua; ma voce superna internamente ne lo ritrae, sicché torna al primo affetto, e mostrando nuovo disegno esser nato nella sua mente, seco entrambi, afferrati, altrove strascina.”


“L’atto secondo è nel Parnaso.

Apollo, le Muse, le Grazie, Bacco e Pane con seguito, Orfeo , Anfione, Arione, uomini nascituri, e con anacronismo introdotti. Un bel quadro di queste poetiche figure mostra all’aprir della scena la corte di Apollo.

Notisi che il Coreografo non vuol qui nè musica nè danza specialmente, onde allorché queste verranno adoperate poi come mezzi particolari, se ne conosca il loro novello intervenimento: savia avvertenza in ogni simile caso!

Maria Casentini

Maria Casentini

Vien Prometteo [sic] presentando al Nume i figli suoi, perchè gli piaccia farli capaci dell’ arti e delle scienze. Al cenno di Febo, Euterpe, secondata da Anfione, mettesi a suonare, ed alle loro modulazioni i due giovinetti cominciano dar segno di ragione, di riflessione, di veder le bellezze della natura, di sentir umani affetti.

Arione ed Orfeo rafforzano l’armonia colle loro cetere, ed ultimamente il Nume secoloro. I Candidati agitansi qua e là, e giunti avanti Prometeo, conoscon in lui l’oggetto di lor riconoscenza e amore, e gli si prostrano, e seco confondono gli affettuosi amplessi.

Allora avvanza Tersicore colle Grazie, e Bacco co’ suoi Baccanti, che menano una danza eroica (più propria del seguito di Marte) nella quale i figli di Prometeo, non reggendo ommai agli stimoli della gloria, dato dipiglio all’armi, voglionsi mischiare.

Ma Melpomene allora, recatasi inmezzo, a’ Giovanetti attoniti rappresenta una tragica scena, facendo vedere col suo pugnale come morte termini i giorni dell’uomo.

Raccappricciandone essi, volgesi al Padre confuso, e lo rimprovera, aver fatti nascere que’ miseri a tali calamità, nè crede punirlo soverchiamente colla morte, il perchè, invan rattenuta da’ pietosi figli, di pugnale l’uccide.

Rompe quel lutto Talia con una giuocosa scena, ponendo sua maschera avanti ’l volto de’ due piangenti, mentre Pane, alla testa de’ Fauni, comicamente danzanti, torna a vita l’ estinto Titano, e così fra danze festive termina la favola.”


“Questo scioglimento non corrisponde alla gravità del subbietto. Non conviene a divinità allegorica uccidere, nè a Melpomene dar morte vera, ma imitar vere catastrofi sanguinose.

Perchè non rappresentar piuttosto, dopo il tragico fine dell’uomo, l’immortal vita dell’ anima , mercè l’ apoteosi di Prometeo, cui conveniva ad Apollo, nume dell’azione, innalzar a vita immortale?

Ma il presente sembra essere stato uno scenico divertimento, in cui non si volle impiegare vastità di scena, macchine e spettacolo.

L’idea di così piccol componimento, inventato in onore dell’amor che per la musica aveva grandissimo l’imperatrice Maria Teresa seconda moglie dell’imperatore Francesco Secondo, è sublime, e vedesi chiaramente questo che chiamerò ancora Il piccolo Prometeo, aver in sè quel germe che sviluppossi poi nel gran Prometeo, col quale aprì Salvatore la serie de’ capolavori suoi principali.

Ma il second’ atto difettosissimo, è, come apparisce, con poc’arte, nè miglior buongusto condotto.”

 

Fonte (pagg.47-50)

 

Gabriele Riccobono
info@beethovenautentico.com

Ringrazio Giuseppe Mariotti per la traduzione dei due estratti dal Ladsberg 7.


Riferimenti

Beethoven, Ludwig van

  • Schizzi autografi per Die Geschöpfe des Prometheus dal quaderno di schizzi “Landsberg 7” (Staatsbibliothek zu Berlin, Mus.ms.autogr. Beethoven, L. v., Landsberg 7, pagg. 73-130)
  • Gli Uomini di Prometeo / BALLO / per il Clavicembalo o Piano-Forte / Composto, e dedicato / á Sua Altezza la Signora Principessa / LICHNOWSKY nata CONTESSA THUNN / da / Luiggi van Beethoven / Opera 24, (Artaria, Vienna 1801)

Bertagnolli, Paul

  • Prometheus in Music: Representations of the Myth in the Romantic Era, pagg.21 e seguentiNew York 2007 (ed. 2016; ).

Clive, Peter

  • Beethoven and His World: A Biographical Dictionary, Oxford, 2001 (pag.68)

Della Croce, Luigi

  • Ludwig van Beethoven. La musica sinfonica e teatrale, Palermo, 2005

Haley, Allan S. (a cura di)

Mikulicz, Karl Lothar

  • Ein Notierungsbuch von Beethoven aus dem Besitze der Preussischen Staatsbibliothek zu Berlin, (Lipsia, 1927; Hildesheim, 1972)

Morani, Moreno

Orlandi, Armando (a cura di)

Ritorni, Carlo

  • Commentarii della vita e delle opere di Salvatore Viganò e della coreografia e de’ corepei, Milano, 1838 (pagg.47-50)

Smart, Mary Ann

  • Beethoven Dances: Prometheus and his Creatures in Vienna and Milan, in The Invention of Beethoven and Rossini, Cambridge, 2013 (pagg.210-235)

Thayer, Alexander Wheelock

  • Ludwig van Beethoven’s Leben. Nach dem Original-Manuscript deutsch bearbeitet, Berlino, 1872 (pag.119 e seguenti, copia dalla collezione di Elliot Forbes)

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