“Daß die Fuge keine Fuge mehr ist”. La fuga che non è più una fuga.

Insieme a Beethoven abbiamo schernito come merita l’opera di Reicha sulla fuga“.

Così Sir George Smart nel suo diario, ricordando la visita a Beethoven a Baden del 16 settembre 1825.

L’opera citata dal direttore britannico è, plausibilmente, la raccolta “Trente six Fugues pour le Piano-Forte composées d’après un nuoveau système” di Anton Reicha, che includeva un anche saggio su tale “nuovo sistema” (1803?).

È noto che Beethoven, che conosceva bene Reicha dai tempi di Bonn, e con il quale aveva poi riallacciato i rapporti nel 1802 a Vienna, non apprezzava tale metodo, colpevole a suo avviso di trasformare “la fuga [i qualcosa che] non è più una fuga” (“daß die Fuge keine Fuge mehr ist”).

Così scrisse infatti già nella lettera del 18 dicembre 1802 alla Breitkopf & Härtel, storica casa editrice attiva dal 1719 a cui dobbiamo molte edizioni originali di opere di Beethoven:

“Invece di tutto quel chiasso per un nuovo metodo di variazioni come farebbero i nostri signori vicini, i gallo-franchi [die gallo -Franken] e come fece, per esempio, un certo compositore francese [Anton Reicha] presentandomi delle fughe après une nouvelle Methode, consistente nel fatto che la fuga non è più una fuga ecc. – ho semplicemente voluto far notare al non conoscitore [Nichtkenner] che queste variazioni [opp.34 e 35] si distinguono dalle altre, e ho creduto di farlo nel modo meno ricercato e meno vistoso mediante il breve preambolo che La prego di voler apporre sia alle piccole che alle grandi variazioni. (…)”

La pagina completa di Sir George Smart sulla visita a Beethoven è consultabile alla pagina:

Qui sono invece reperibili la lettera originale di Beethoven (Beethoven-Haus Bonn, Sammlung H. C. Bodmer, HCB Br 58) e le 36 fughe di Reicha (Bibliothèque nationale de France, département Musique, VM8 S-1090).

Gabriele Riccobono

Ringrazio il gentilissimo Florian Kleidorfer della Breitkopf & Härtel.