Dal diario di Sir George Smart. Visita a Beethoven (Baden, 16 settembre 1825)

By | 13/09/2018
Sir George Smart

Sir George Smart (1) ritratto da William Bradley (1829) © National Portait Gallery

“Venerdì 16 settembre, alle otto e mezza del mattino, è venuto il giovane [Ferdinand] Ries, e insieme siamo andati da Mödling a Baden con una carrozza a noleggio. La distanza è di circa sei miglia a sud di Mödling e sedici miglia a sud-est di Vienna. Il viaggio è costato 5 fiorini in banconote e ci ha impegnato per circa un’ora. (2)

Dopo aver passeggiato nel piccolo parco e aver visto le terme, ci siamo recati presso gli alloggi di Beethoven, dietro suo invito. Questi sono situati curiosamente, in un grande cortile davanti casa sua era stato eretto un circus di legno per l’equitazione.

Egli ha quattro ampie stanze che si aprono una sull’altra, arredate à la genius; in una è il pianoforte a coda, assai scordato, datogli da Broadwood, in cui sono scritti, oltre la riga in latino, i nomi di J. Cramer, Ferrari e C. Knyvett. (3)

Beethoven mi diede il tempo, suonando i temi al pianoforte, di molte delle sue sinfonie, inclusa la Sinfonia Corale, la cui esecuzione, secondo il suo resoconto, durò solo tre quarti d’ora. I presenti, cioè [Karl] Holz, un violinista amateur; Carl Beethoven, il nipote; oltre al giovane Ries, furono d’accordo che l’esecuzione a Vienna durò solo quel tempo; ciò mi sembra del tutto impossibile. (4) 

Pare che il recitativo a Vienna sia stato suonato con solo quattro celli e due contrabbassi, che è certamente meglio di avere tutti i bassi.

Insieme a Beethoven abbiamo schernito come merita la pubblicazione di Reicha sulla fuga. (5) Mi ha parlato di una messa, non ancora pubblicata, che ha composto. Abbiamo avuto una lunga conversazione su temi musicali, da parte mia condotta per iscritto. Egli desidera veramente venire in Inghilterra.

Dopo aver ordinato la colazione al suo divertente, vecchio cuoco, e detto al nipote di occuparsi del vino, tutti e cinque abbiamo fatto una passeggiata. Beethoven generalmente ci precedeva canticchiando qualche passaggio.

Mödling – Baden bei Wien da una carta di inizio XIX secolo (2)

È solito annotare i suoi temi all’aperto; fu in una di queste occasioni, mi disse [Ignaz] Schuppanzigh, che fu colto dalla sua sordità. Stava scrivendo in un giardino, ed era così assorto da non accorgersi della pioggia battente fin quando la sua carta da musica non fu così bagnata che non poté più scrivere.

Da quel giorno ebbe inizio la sua sordità, che né l’arte né il tempo hanno curato. L’acqua [termale] a Baden, ove si reca ogni estate, è stata di sollievo per il suo torace e la sua gotta, e la sua salute è migliore di prima.

Mi avrebbe mostrato il bellissimo château del principe Karl, sulle montagne, e anche alcune delle terme. Al nostro ritorno, abbiamo fatto colazione alle 2 in punto.

È stata davvero una [colazione] singolare, e così abbondante che ancora arrivavano piatti mentre noi uscivamo; sfortunatamente, avevamo abbastanza premura di prendere la diligenza delle 4, essendo l’unica che andava a Vienna quella sera.

Ho sentito Beethoven dire: “Proveremo quanto è in grado di bere l’inglese.” È stato lui il peggiore della prova.

Gli ho lasciato la mia spilla di diamante come ricordo della alta gratificazione avuta dall’onore del suo invito e della sua gentile accoglienza, e lui ha scritto per me, veloce quanto la sua penna poteva scrivere, in circa due minuti di tempo, mentre stavo sulla porta pronto a partire, il seguente buffo canone. (6)

Beethoven, canon for Gerge Smart

Canone Ars longa, vita brevis WoO 192 dedicato da Beethoven al “mio caro e talentuoso artista della musica e amico Smart ” (6)

Era veramente felice, ma non ho bisogno di scrivere di più, perché per sempre la memoria custodirà gli eventi di questa piacevole giornata con Beethoven.”

 

Fonte: Leaves from the journals of Sir George Smart (Londra, 1907)    https://archive.org/stream/leavesfromjourna00smar#page/122

Traduzione e note di Gabriele Riccobono per beethovenautentico.com.
info@beethovenautentico.com

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Note

(1) Sir George Smart (Londra 1776–1867) direttore d’orchestra, insegnante alla Royal Academy of Music, e organista della Chapel Royal. Il 21 marzo 1825 diresse la prima esecuzione inglese della Nona sinfonia di Beethoven presso la sede della Philharmonic Society (Argyle Rooms).

Argyle Rooms (1825)

Argyle Rooms, sede della Philharmonic Society dal 1813 al 1830. Incisione di William Westall (1825) © British Museum

(2) Franziszeische Landesaufnahme von Nieder- und Oberösterreich 1809–1819.

(3) Il “grand pianoforte” era stato donato a Beethoven dal costruttore inglese Thomas Broadwood (cfr. lettera a Beethoven del 3 gennaio 1818), che lo aveva selezionato con l’aiuto di cinque musicisti: Johann Baptist Cramer, Jacques-Godefroi Ferrari, Friedrich Kalbrenner, Charles Knyvett e Ferdinand Ries. Le loro firme accompagnano la frase in latino citata da Smart: “Hoc Instrumentum est Thomae Broadwood (Londrini) donum propter ingenium illustrissime Beethoven”. Nel 1845, dopo essere appartenuto a Carl Anton Spina, il pianoforte entrò in possesso di Liszt, che nel 1874 lo avrebbe donato al Museo Nazionale di Budapest, dov’è tutt’ora custodito.

(4) Smart annotò meticolosamente le durate delle esecuzioni da lui dirette delle sinfonie di Beethoven; della Nona segna quelle del 21 marzo 1825 (64 minuti), 21 aprile 1837 (67 minuti e mezzo) e 3 maggio 1841 (61 minuti e mezzo). Non sappiamo purtroppo se e quali ritornelli furono presi.

(5) Si tratta plausibilmente della raccolta “Trente six Fugues pour le Piano-Forte composées d’après un nuoveau système” preceduta da un saggio sul “nuovo sistema”. La data della pubblicazione è incerta (forse 1803). È noto che Beethoven, intimo amico di Reicha dai tempi di Bonn, e con il quale aveva riallacciato i rapporti nel 1802, non apprezzava tale metodo, che a suo avviso trasformava la fuga in qualcosa che non era più una fuga (“daß die Fuge keine Fuge mehr ist”). Cfr. lettera del 18 dicembre 1802 a Beritkopf & Härtel:

“Invece di tutto quel chiasso per un nuovo metodo di variazioni come farebbero i nostri signori vicini, i gallo-franchi [die gallo -Franken] e come fece, per esempio, un certo compositore francese [Anton Reicha] presentandomi delle fughe après une nouvelle Methode, consistente nel fatto che la fuga non è più una fuga [daß die Fuge keine Fuge mehr ist] ecc. – ho semplicemente voluto far notare al non conoscitore [Nichtkenner] che queste variazioni [opp.34 e 35] si distinguono dalle altre, e ho creduto di farlo nel modo meno ricercato e meno vistoso mediante il breve preambolo che La prego di voler apporre sia alle piccole che alle grandi variazioni…”

(6) Il canone “Ars longa, vita brevis” WoO 192. La dedica in calce recita: “Geschrieben am 16ten September 1825 in Baden, als mich mein lieber talentvoller Musikkünstler u. Freund Smart (aus England) allhier besuchte. Ludwig van Beethoven”, ovvero: “Scritto a Baden il 16 settembre 1825 quando il mio caro e talentuoso artista della musica e amico Smart (dall’Inghilterra) mi ha qui fatto visita. Ludwig van Beethoven”). Originale presso la British Library di Londra.

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