Dal vibrato “selettivo” al vibrato continuo

By | 25/12/2018

Efrem ZimbalistL’uso del vibrato continuo negli archi si diffuse progressivamente durante i primi trent’anni del ‘900.

Prima di allora, il vibrato era stato in prevalenza visto come un ornamento da adottare solo in determinate circostanze e con diverse gradazioni e tipologie (Spohr nella Violinschule ne individua ad esempio quattro).

Ciò non significa che nel XVIII e nel XIX secolo non ci fossero esecutori ad adoperarlo anche in modo meno selettivo; Leopold Mozart ad esempio si esprime con severità nei confronti di quei violinisti che “vibrano costantemente su ogni nota come avessero una paralisi.”

Come detto, però, sia lui che altri importanti trattatisti, da Geminiani a Tartini, raccomandano un utilizzo moderato di quello che a tutti gli effetti considerano un abbellimento (“Agli abbellimenti appartengono anche il vibrato [Bebung] e la sostituzione del dito” scrive Spohr).

Per esempio Dotzauer, nel 1832, consiglia di usare il vibrato raramente, sulle note lunghe; si tratta del punto di vista più frequente nelle pubblicazioni dell’epoca di Beethoven – e non solo.

Leopold Auer (nato nel 1845) scriverà ancora nel 1921:

“L’eccessivo vibrato è un’abitudine verso cui non ho alcuna tolleranza e che combatto sempre incontrandola nei miei allievi – spesso, devo ammettere, senza successo. Di norma, io vieto del tutto ai miei studenti di usare il vibrato su note che non sono sostenute, e consiglio loro caldamente di non abusarne anche in caso di note sostenute che seguono una dopo l’altra in una frase.”

Auer_Vibrato

Le registrazioni storiche confermano una transizione verso una più generale (ma non unanime) adozione del vibrato continuo nei primi decenni del ‘900.

Possiamo ad esempio confrontarne tre diverse del Minuetto in sol maggiore WoO 10 n.2 di Beethoven, all’epoca spesso trascritto ad uso dei violinisti.

Negli ascolti che seguiranno, la differenza tra i due approcci al vibrato sarà particolarmente sensibile nella resa delle note più rapide della sezione centrale della composizione.

Nella prima registrazione (matrice Victor C-16083 del 1915) Efrem Zimbalist si dimostra ancora vicino alla prassi consolidata e agli insegnamenti del suo maestro Auer, adottando un vibrato “selettivo”, in genere sulle note più lunghe o accentuate.


Au contraire, nelle loro del 1923 e 1929 (Victor C-16083 e BVE-53534) Fritz Kreisler e Mischa Elman usano un vibrato più continuo, anche su note in rapida successione.

Talvolta non è sempre possibile distinguere in modo chiaro quanto simili caratteristiche emergenti all’ascolto siano dovute a imperfezioni della tecnologia dell’epoca.

Nel nostro caso a escludere questa eventualità intervengono, oltre che critiche e testimonianze dirette, anche altre registrazioni degli stessi violinisti.

Un buon esempio è la matrice Victor C-15560: Zimbalist e Kreisler eseguono insieme il concerto per due violini BWV 1043 di J. S. Bach.

La differente concezione del vibrato tra i due solisti è chiarissima.

 

Gabriele Riccobono

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